La bugia-verità di Marino: l'incontro con Paglia e quella idea di famiglia

29 settembre 2015, Americo Mascarucci
La bugia-verità di Marino: l'incontro con Paglia e quella idea di famiglia
“Non ho invitato io il sindaco di Roma Ignazio Marino a Philadelphia, è venuto spontaneamente”. Doccia fredda per il primo cittadino della Capitale in trasferta negli Usa per seguire la visita del Papa. “Che bisogno c’era di andare in America, quando il Campidoglio sta a due passi dal Vaticano e Marino ha mille occasioni all’anno per incontrare e salutare Papa Francesco?” si sono chiesti legittimamente tanti cittadini romani sempre più insoddisfatti di un “sindaco fantasma”. 

 “Lo ha invitato il Papa” avevano fatto trapelare, pare, dall’entourage del primo cittadino e i giornali avevano riportato la notizia. Chissà, forse Marino pensava che la cosa sarebbe finita lì e che, mai e poi mai, Francesco avrebbe negato una simile circostanza. Invece ecco che durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti, un giornalista “malizioso” la domanda l’ha buttata là e Bergoglio, libero da legami diplomatici, ha risposto chiaro e tondo che lui, Marino, non lo ha mai invitato, e nemmeno quelli dell’organizzazione. Per il Pontefice quindi il sindaco si sarebbe recato a Philadelphia spontaneamente, in quanto cattolico. Marino dunque imbucato? E perché raccontare di essere stato invitato dalla Santa Sede quando ciò non è vero? Il sindaco si è prontamente difeso smentendo di aver mentito attraverso una nota del proprio ufficio stampa. "Il sindaco non ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco agli eventi conclusivi dell'Eight World Meeting of Families - spiega il Campidoglio - Il viaggio a Philadelphia del sindaco di Roma nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l'arcivescovo Charles Chaput, insieme a una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l'invito ufficiale. 

In vista dell'appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all'evento di Philadelphia. Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l'intenzione di suscitare polemica". Interessante! Monsignor Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia che discute con Marino dell’evento statunitense dedicato proprio alle famiglie. Ma il sindaco di Roma non è uno di quelli che in Italia ha sfidato il ministro dell’Interno Alfano registrando le nozze gay dei cittadini romani contratte all’estero? Non è uno di quelli che si batte in prima linea per favorire l’approvazione del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, quello che vorrebbe equiparare le convivenze, comprese quelle fra persone dello stesso sesso, alla famiglia naturale? Sarebbe da chiedere al vescovo Paglia: “Ma che c’azzeccava Marino a Philadelphia?” Tutto ciò premesso, era proprio necessario questo viaggio negli Usa? Se l’invito fosse giunto dal Papa ci poteva pure stare, ma che bisogno aveva Marino di andare oltre oceano quando a Roma ci sono problemi molto più seri da risolvere e il Campidoglio è quotidianamente nell’occhio del ciclone? Smania di apparire? Voglia di farsi vedere? Desiderio di poter dire “io c’ero?”. Chissà! Certo è che i romani preferirebbero veder sistemate le strade e rese vivibili le periferie della Capitale piuttosto che vedere Marino alla messa del Papa a Philadelphia. Ad ogni modo, sebbene Marino abbia smentito di aver raccontato una bugia, la vicenda sicuramente non passerà facilmente sotto silenzio. Stia attento la prossima volta il sindaco a non prestare il fianco a certe accuse, sia chiaro sin dal principio, perché un politico sospettato di mentire, rischia molto di più di un politico accusato di essere disonesto. Paradossalmente scandalizzano di più i bugiardi che i ladri. Restando in America, come non citare il sexygate, ossia la squallida vicenda che ha interessato l’ex presidente democratico Bill Clinton. 

Accusato di aver avuto una relazione extraconiugale con una stagista alla Casa Bianca, l’allora presidente, prima negò tutto sostenendo di essere vittima di un complotto, poi di fronte all’evidenza dei fatti e delle prove si presentò in televisione e chiuse pubblicamente scusa agli americani; ma badate bene, non per aver tradito la moglie Hillary ma per aver mentito, per aver cioè negato di aver fatto sesso con Monica Lewinsky (questo il nome della stagista). Perché alla fine la bugia, agli occhi dell’opinione pubblica, era ben più grave del tradimento. Situazione analoga in tempi più recenti ha interessato anche l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo per la nota storia del ricatto subito da due Carabinieri infedeli che lo avevano sorpreso in una casa in compagnia di un trans. Prima la giustificazione del complotto politico creato ad arte, poi di fronte ad un’inchiesta in corso e all’impossibilità di negare la circostanza, l’ammissione e le conseguenti dimissioni. Insomma le bugie hanno le gambe corte e possono fare tanto male, fino a minare la credibilità di un politico, sia esso di destra o di sinistra. Si prepari dunque Marino a qualche scontata caricatura con il naso allungato alla Pinocchio. Era proprio necessario creare l’ennesima polemica politica per un viaggio tutto sommato quasi inutile? Evidentemente Marino non può proprio farne a meno.
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