Afghanistan, è duello Talebani - Nato

29 settembre 2015, Americo Mascarucci
Afghanistan, è duello Talebani - Nato
L’Afghanistan messo in sicurezza? Il Paese restituito alla democrazia? L’integralismo islamico sconfitto e piegato? 

Ma dove? Forse qualcuno si è lasciato talmente affascinare dalla fantasia da averla scambiata con la realtà. Infatti è di poche ore fa la notizia secondo cui le milizie talebane hanno riacquistato il controllo di Kunduz, la più importante città del Nord, l’ultima roccaforte talebana crollata sotto il peso dei bombardamenti Nato. 

La città è stata riconquistata dagli integralisti che sono sempre più decisi a riprendersi gradualmente il controllo dell’Afghanistan, più forti e più motivati di prima. La morte del Mullah Omar, ormai data per certa da tutti, non ha affatto scoraggiato o disperso l’azione dei fondamentalisti che anzi sembrano aver approfittato del ritiro dei contingenti militari internazionali per tentare di risalire la china, approfittando anche della debolezza di un governo diviso e privo di autorevolezza. Kunduz è una città strategica ed è per questo che il presidente Ashraf Ghani, di fronte alla oggettiva difficoltà di riprendere il controllo della città attraverso l’esercito governativo, avrebbe richiesto un nuovo intervento della Nato. C’è chi vede dietro la riscossa dei Talebani il contributo dell’Isis anche se, a sentire gli analisti più accreditati, gli integralisti afghani fino ad oggi avrebbero accuratamente tenuto i miliziani del Califfato al di fuori della propria struttura. Semmai l’Isis sarebbe molto più presente e radicata fra i talebani pachistani. 

Va detto che i talebani del Mullah Omar hanno sempre puntato a mantenere il potere in Afghanistan e non hanno mai avuto fra i loro obiettivi, quello di esportare la guerra fuori dai confini nazionali o di imporre altrove il loro modello di governo basato sulla legge Coranica applicata nella declinazione più rigida e autoritaria. Una posizione che mal si concilia con quella dell’Isis che promuove invece la “guerra santa” contro tutto il mondo e la conquista dell’intera umanità, mondo islamico ed occidentale, alla legge della sharia. Ad ogni modo la prospettiva che l’Isis possa infiltrarsi nel movimento talebano fino ad egemonizzarlo è molto concreta e spaventa il governo Afghano, che teme di ritrovarsi nelle stesse condizioni di quello iracheno e siriano, cioè con la metà del Paese sotto il controllo dei tagliagole e con le popolazioni delle zone sottomesse in fuga per sfuggire ai massacri. Una prospettiva che spaventa anche e soprattutto la Russia. L’Afghanistan infatti confina con le ex repubbliche sovietiche dove negli ultimi anni si è assistito ad un risveglio del fondamentalismo islamico. Putin teme che l’Isis possa arrivare alle porte di Mosca destabilizzando il territorio dell’ex Unione Sovietica. L’Afghanistan è dunque una sorta di “porta di accesso” dell’Isis verso la Russia soprattutto se i Talebani dovessero accettare di abbracciare la causa del Califfato. Ecco perché tanto Putin che Obama starebbero facendo di tutto per pacificare il Paese attraverso una felice risoluzione dei negoziati in corso in Pakistan fra il governo legittimo di Kabul e le milizie talebane. Accordo tuttavia ancora lontano. 

Anche il vicino Pakistan sarebbe in prima linea per favorire il dialogo. Qui i talebani negli ultimi tempi si sono resi responsabili di violenti attentati terroristici contro obiettivi sensibili, scuole e ospedali, fatto questo che lascerebbe supporre l’influenza dell’Isis. Far sì che la saldatura fra Isis e talebani afghani non arrivi a realizzarsi è dunque un obiettivo che in tanti si stanno impegnando a perseguire.
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