Referendum, De Benedetti gela Renzi: "Se perde a casa il giorno dopo"

29 settembre 2016 ore 9:13, Andrea Barcariol
La campagna referendaria entra nel vivo e il clima si fa sempre più infuocato. A scendere in campo con parole dure attraverso un'intervista pubblicata sul "Corriere della Sera" è Carlo De Benedetti: "Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche se non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità". De Benedetti ha confermando il suo No al referendum se non ci saranno modifiche all'Italicum. "Berlusconi aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il Sì Renzi avrà bisogno di lui. La scelta di Parisi si spiega così. Insieme, Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza. Di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell'apparato del centrodestra". Per l'imprenditore, non sono serviti gli interventi negli anni della Bce e della Fed: "Le banche centrali hanno tentato di cambiare mestiere: dopo cinquant'anni in cui il grande nemico era l'inflazione, hanno combattuto la deflazione secondo le vecchie teorie, creando moneta. Ma così hanno costruito una trappola". Sarcastico il commento di Grillo: "L'ingegnere ha licenziato il Premier che conta zero".

Referendum, De Benedetti gela Renzi: 'Se perde a casa il giorno dopo'
Secondo l'imprenditore il prossimo periodo sarà decisivo per le sorti dell'Occidente: "Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute. L'Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. La globalizzazione, di cui tutti noi, e mi ci metto anch'io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l'ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare".



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