Pensioni, ecco l’accordo: 6 mld in 3 anni

29 settembre 2016 ore 10:28, Luca Lippi
Governo e parti sociali sono arrivati finalmente a raggiungere l’intesa, ora la palla passa al Mef per le risorse e il coordinamento delle procedure.
La Riforma pensioni ha preso una forma più o meno definitiva per la quale si dovrà provvedere a una manovra di 6 miliardi in tre anni (2 miliardi l’anno).
Tutti gli interventi da rendere operativi, tra cui la più nota Ape, attenzione sui precoci e aumento (nessun raddoppio) della quattordicesima per le pensioni minime. 
Ovviamente tutto è collegato al Documento di Economia e Finanza, questo è stato il motivo che ha fatto slittare di un giorno il tavolo di concertazione.
Punto importante posto in soluzione durante la riunione operativa fra governo e sindacati è stata la questione Ape Social che sarebbe la pensione anticipata priva di tagli fiscali (possibile grazie a un bonus fiscale a carico totale della collettività). 
Il bonus dedicato ai fruitori dell’Ape Social è uno strumento che annulla il costo dell’ammortamento del prestito versato per l’uscita anticipata dal lavoro così da non gravare sull’assegno pensionistico.
Tutte le novità
È stata l’ultima questione dibattuta ma forse la più importante, ed è l’uscita dal mondo del lavoro a costo zero, privilegio riservato a lavoratori:
-disoccupati;
-disabili;
-inabili a causa di infortunio;
-usuranti;
-bisognosi di cure.
Ape
I lavoratori che hanno un età pari o superiore a 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto alla pensione di vecchiaia d’importo non inferiore a una determinata soglia, potranno accedere su base volontaria all’Ape, l’anticipo pensionistico.
Al momento in sperimentazione per 2 anni l’Ape volontaria deve essere richiesta presso l’Inps.
L’anticipo sarà finanziato da un istituto di credito, contestualmente al richiedente sarà addebitata anche un’assicurazione a copertura del rischio premorienza.
Il prestito sarà erogato (con anche gli interessi bancari e gli oneri legati alla polizza assicurativa) a partire dalla data di pensionamento attraverso rate di ammortamento costanti ventennali. 
In caso di decesso del pensionato il capitale residuo verrà ripagato dall’assicurazione senza avere ripercussioni sugli eredi o sull’eventuale pensione di reversibilità.
L’anticipo pensionistico è esente da imposte e, per chi la richiede, sarà erogata ogni mese per un periodo di dodici mensilità.

Pensioni, ecco l’accordo: 6 mld in 3 anni

Ape Social
È il punto di forza della riforma, e consente ai lavoratori over 63 di uscire prima dal mondo del lavoro grazie a un prestito bancario con un particolare riguardo a chi svolge attività professionali usuranti o versa in condizione di disagio.
l’Ape Social non prevede la restituzione della somma anticipata dalla banca e quindi diventa totalmente a costo 0.
Nello specifico la pensione anticipata social si rivolge ad una categoria specifica di lavoratori, cioè quelli appartenenti ad un settore in cui il rischio di infortunio è alto, per questi l’uscita dal mondo del lavoro sarà a carico dello Stato.
Resta critico il valore dell’assegno pensionistico, il Governo propone di non superare i 1.500 euro lordi al mese, a differenza dei sindacati che vogliono arrivare a 1.650 euro lordi.
Ape, i costi sostenuti dal datore di lavoro
Per agevolare la scelta del lavoratore, qualora vi sia accordo tra le parti, il datore di lavoro può sostenere i costi dell’anticipo pensionistico mediante un versamento all’Inps di una contribuzione legata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto lavorativo, in presenza di accordi collettivi anche mediante specifici fondi bilaterali già esistenti oppure creati ad hoc per accrescere la pensione in maniera tale da compensare gli oneri connessi alla concessione dell’anticipo.
Il Governo, poi, con lo stesso scopo si è impegnato a definire misure di agevolazione fiscale per incentivare quote di contribuzione aggiuntiva non ordinaria da parte del datore di lavoro alla previdenza complementare, e così aumentare la rendita temporanea fornita dalla previdenza complementare o la pensione integrativa al fine di compensare gli oneri legato all’Ape.
Aumento Quattordicesima
L’accordo siglato mette in cantiere anche un aumento della cosiddetta quattordicesima mensilità, volto sia ad aumentare le somme corrisposte, sia ad ampliare la platea dei beneficiari (si parla di circa 1,2 milioni di pensionati).
L’intervento avverrà attraverso una dilatazione dell’importo per chi ne beneficia già attualmente (circa 2,1 milioni di pensionati con redditi che vanno fino a 1,5 volte la pensione minima Inps), ma verrà realizzato anche mediante l’erogazione della quattordicesima ai pensionati che hanno redditi fino a 2 volte il trattamento annuo minimo Inps, ossia 1.000 euro al mese nel 2016.
Penalizzazioni
Le penalizzazioni sul trattamento pensionistico in caso di accesso alla pensione anticipata prima del compimento del 62esimo anno di età saranno eliminate.
Pensioni e no tax area
Dall’accordo emerge che sarà aumentata la detrazione d’imposta (riconosciuta fino a 55mila euro) per tutti i pensionati, lo scopo è quello di uniformare la rispettiva no tax area a quella dei lavoratori dipendenti, ossia 8.125 euro.
Ricongiungimento
Prevista la possibilità di cumulare tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche differenti, compresi i periodi di riscatto della laurea; questo sia ai fini delle pensioni di vecchiaia che delle pensioni anticipate.
La possibilità sarà senza oneri per tutti gli iscritti presso 2 o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata oltre che alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, affinché si possa arrivare a percepire un’unica pensione (anche nei casi in cui sia già stato maturato un autonomo diritto alla pensione presso una singola gestione).
Precoci
L’uscita dal mondo del lavoro, per chi ha lavorato 12 mesi effettivi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni di età, viene anticipata a 41 anni di contributi nel caso in cui si appartenga alle categorie di lavoratori in difficoltà, ad esempio i disoccupati senza ammortizzatori sociali, i disabili o chi ha svolto mansioni faticose.
Lavori usuranti
E’ previsto l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi anche rispetto alla vigente normativa agevolata: a partire dal 2017, la possibilità di accedere al beneficio potrà avvenire se si sono svolte 1 o più attività usuranti, sia per un periodo di almeno 7 anni nel corso degli ultimi 10 di lavoro (senza il vincolo di impiego in attività usuranti durante l’anno in cui si raggiunge il requisito), sia avendo effettuato l’attività particolarmente usurante per un numero di anni pari ad almeno la metà dell’intera vita lavorativa.
L’accordo prevede, inoltre, a decorrere dal 2019, l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita.
Rita
Infine, allo scopo di facilitare la previdenza complementare verrà identificata una nuova modalità per permettere al lavoratore che ha maturato un montante in un fondo integrativo di poter attingere prima dell’età di pensionamento a questo stesso montante, in maniera volontaria e nella misura scelta, e così usufruire di una rendita temporanea per il periodo mancante alla maturazione del diritto alla pensione (ossia l’età della pensione di vecchiaia).
Si tratta della cosiddetta Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita) e che verrà fiscalmente agevolata mediante una tassazione inferiore a quella ad oggi prevista per le anticipazioni, pari a quella stabilita sulla pensione complementare erogata in rendita.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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