Che fine ha fatto Amedeo Minghi?

29 settembre 2016 ore 12:18, intelligo
di Anna Paratore

Quando nasce a Roma, nel 1947, nessuno immagina che quel frugoletto biondo ultimo di sei figli, diventerà uno dei cantanti e dei compositori italiani più bravo a far sospirare d’amore. Amedeo Minghi in realtà dimostra fin da giovanissimo la sua predisposizione per la musica. Nel suo quartiere, Prati, fonda il suo primo complesso, i Noemi, di cui è la voce solista e scrive la sua prima canzone intitolandola Una cosa stupida.

Per la verità, non ottiene grandi successi e decide così di mollare il complesso e di dedicarsi alla carriera di solista. Viene messo sotto contratto dalla Ricordi, che gli fa incidere nel 1966 un 45 giri con i brani Alla fine e Ma per fortuna. Entrambi i pezzi possono vantare il testo di Mogol, e Minghi li presenta nella trasmissione televisiva Scala Reale. Poi, per una compilation della Ricordi dedicata a Sanremo, canta la cover di Dove credi di andare.

Gli anni ’70 portano ad Amedeo Minghi una nuova casa discografica, l’Apollo. Ci arriva quando, dopo aver conosciuto Edoardo Vianello, comincia a scrivere pezzi proprio per i Vianella. Sforna Vojo er canto de 'na canzone, Canto d'amore di Homeide e Fijo mio. Fijo mio ha il testo di Franco Califano. Quest’ultimo decide anche di interpretarlo e fa di esso il suo primo, vero, successo canoro. Tornando a Minghi, arriva una grande occasione, il suo primo album, Amedeo Minghi (1973) con all’interno pezzi di Francesco De Gregori e Carla Vistarini, e testi di Edoardo De Angelis. Eppure, il lavoro non sarà un successo. Così Minghi si continua a concentrare sulla composizione, e solo nel 1975 entra in un nuovo gruppo, i Pandemonium. Nel 1976 arriva il primo grande successo, con L’immenso, un singolo che schizza in vetta a tutte le classifiche internazionali con più di 15 versioni e 2 milioni di dischi venduti. Per rivedere un altro disco di Minghi in classifica, però, bisognerà attendere qualche anno.

Avviene nel 1980 con la nuova etichetta, la CBS, con cui pubblica il suo secondo album, Minghi. Il disco va bene, ma Amedeo è deluso dalla scarsa promozione che la CBS ha dedicato al suo lavoro, cambia ancora etichetta e arriva alla It, dove conosce e comincia a collaborare con il paroliere e musicista Gaio Chiocchio. Nel frattempo decide anche di produrre il giovane cantautore Mario Castelnuovo. Il 1983 è l’anno di un altro grande successo, 1950, pezzo presentato a Sanremo, non ammesso alla serata finale e arrivato ultimo che però, nella miglior “tradizione” sanremese sarà un successo di vendita. Ripresa da Gianni Morandi, avrà poi anche una “seconda giovinezza” ed è oggi considerata una delle migliori canzoni italiane di sempre. Minghi, da parte sua, la considera come il brano che più lo identifica. Anni dopo l’uscita, sarà anche usata come colonna sonora per una pubblicità della FIAT.
Che fine ha fatto Amedeo Minghi?
Dopo un breve periodo alla RCA Italia, nel 1988 Minghi firma con la Fonit-Cetra e inizia la sua collaborazione con il poeta Pasquale Panella.
Nel 1989 pubblica La vita mia album che vende 500 000 copie, aprendo il più lungo tour teatrale per un artista di musica leggera "Forse sì musicale" che si concluderà dopo ben 3 anni con più 160 repliche e un milione di spettatori. La vita mia è l’album live che raccoglie una sintesi di questo percorso che finalmente incontra il grande pubblico. Intanto, Minghi lancia sul palcoscenico nazionale un nuovo talento, l’allora giovanissima Mietta, che con il brano Canzoni vince nella categoria “nuovi” a Sanremo, si porta a casa il premio della critica, un disco di platino e un telegatto d’argento come rivelazione dell’anno.

L’anno successivo Mietta si ripropone a Sanremo, stavolta in coppia con lo stesso Minghi, e insieme i due trionfano con Vattene Amore. Il brano si piazza solo terzo, ma diventa il tormentone di quell’anno, sempre in testa a tutte le classifiche di vendita. Minghi approfitta dell’improvvisa travolgente notorietà per affrontare un concerto di piazza a Roma, a Santa Maria in Trastevere dove, davanti a 40.000 persone festanti, interpreta buona parte del suo repertorio. Dal concerto nasce un album Amedeo Minghi in concerto, e un home video. Nel 1991 ritorna a Sanremo con Nenè che darà il titolo al doppio album pubblicato dopo il Festival, raccolta contenente l’omonimo alcuni live e diversi suoi brani riarrangiati in studio.

Agli inizi degli anni ’90, oltre all’attività di cantautore, Minghi, si cimenta anche nella realizzazione di alcune colonne sonore, come quella per Fantaghirò – il tema Mio nemico amatissimo è cantata da Rossana Casale - La principessa e il povero, Desideria e l'anello del drago, Sorellina e il principe del sogno. Soprattutto gli ultimi due pezzi avranno un incredibile successo all’estero, dove l’artista a volte è più conosciuto e apprezzato che in patria. Nel 1992, poi, Minghi pubblica I ricordi del cuore. L’album incontra il successo addirittura prima dell’uscita, quando ne vengono prenotate ben 140.000 copie. Nel 2004, Minghi è l’autore di un brano per Andrea Bocelli (Per noi). In una nuova raccolta pubblica un suo brano Così sei tu, interpretato in duetto con la cantante moscovita Diana Gurzkaya presentata a Mosca nel teatro del Cremlino. Nel 2006 scrive il suo primo libro autobiografico L'ascolteranno gli americani, edito da Rai-Eri. Il 22 dicembre dello stesso anno partecipa ad una cerimonia organizzata in suo onore a Roma, all'interno dei Musei Capitolini e del Campidoglio, nel corso della quale riceve una targa alla carriera consegnatagli da Valter Veltroni, Sindaco della città. E’ invece il 2009 quando dopo il CD esce anche il DVD del concerto del 2 febbraio del 2008, All’Auditorium. L’ascolteranno gli americani, che è una sorta di percorso lungo i 40 anni di carriera dell’artista. Quel concerto, proprio per fare a Minghi un giusto omaggio, viene anche trasmesso da Raiuno. Sempre nel 2009, Amedeo Minghi aderisce al progetto Terradimani, varato dall’amministrazione comunale di Reggio Calabria, all’epoca guidata dal sindaco Giuseppe Scopelliti. Va perciò a Reggio e incide la canzone “Passo veloce” dedicata alla città metropolitana. Per l’occasione è accompagnato dal coro “Millenote” composto da bambini e ragazzi diretti dal maestro Caridi.

Insomma, a ben vedere, nella lunga e articolata carriera, Amedeo Minghi ha sempre dimostrato, oltre che all’indiscutibile talento, anche qualità come eclettismo, abnegazione, disponibilità, e perfino un gran fiuto per il talento altrui, il tutto “contenuto” in una personalità al tempo stesso forte ma pacata, importante ma mai strabordante. Non a caso nessuno ha qualcosa da ridire quando nel settembre del 2012 Raiuno gli affida uno show del sabato sera: Cantare è d'amore. Affiancato da Serena Autieri il programma vanta la partecipazione di ospiti dal calibro di Andrea Bocelli, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Massimo Ranieri ed i Modà. Addirittura molti riconoscimenti gli arrivano dall’estero, come quando nel 2013 Justin Timberlake cita nel suo nuovo brano Only when I walk away la canzone di Minghi del 1972 Lustful.

In mezzo a “tanta carriera”, un ruolo importantissimo ha la vita privata di Minghi che rispecchia esattamente l’artista. Nel 1973 sposa Elena Paladino conosciuta all’Apollo Records. Il loro è un matrimonio che si avvicina molto alla perfezione. Restano insieme 40 anni e hanno due figlie, Annesa e Alma. Poi, all’improvviso, probabilmente in seguito a un infarto notturno, una mattina di gennaio 2014, Elena non si sveglia più. Minghi ne esce distrutto: Elena è stata il suo grande amore e ha contribuito con la sua presenza discreta alla carriera e ai successi del marito, perderla è un colpo devastante. Ciononostante, Minghi continua a lavorare anche se con uno stacanovismo minore, e 9 mesi dopo la morte di Elena fa uscire l’album Suoni tra ieri e domani, un libro con CD realizzato da Terre Sommerse, che contiene il brano Io non ti lascerò mai. Si dedica quindi a concerti in giro per l’Italia, fino ad annunciare proprio quest’anno di lavorare a un nuovo album che “che sarà accompagnato da una serie di eventi e novità in occasione dei s50 anni di vita artistica”. Intanto da maggio 2016 firma per l’etichetta Sony e ci lascia in attesa di nuove iniziative annunciate a breve, come un cofanetto antologico con 89 canzoni.

Dunque, Amedeo non ha abbandonato il suo pubblico ma ha ancora molto da dire e da dare.
autore / intelligo
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