Riforma pensioni, Rinaldi: “Perché l’uscita anticipata non conviene al lavoratore”

29 settembre 2016 ore 12:27, Marco Guerra
La 14esima è una mancia elettorale in vista del referendum e l’uscita anticipata non conviene al lavoratore”. A IntelligoNews Antonio Maria Rinaldi, economista e docente di Finanza Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti, boccia le proposte del governo relative al sistema pensionistico e punta il dito verso quelli che considera i due problemi più incisivi sul piano economico e previdenziale: la demografia e l’euro.

Uscita anticipata e 14esima vanno nella direzione giusta per creare un sistema previdenziale più equo?
“Le proposte sull'uscita anticipata mi sembrano estremamente penalizzanti per i lavoratori, invece per quanto riguarda la possibilità dell’erogazione della 14esima mi sembra rientrare nella solita abitudine di fare regali pre-elettorali; il 4 dicembre infatti ci sarà il referendum costituzionale”.

Per l’una e l’altra misura si calcola serviranno circa 8 miliardi, dove li prenderà il governo?
“È il cosiddetto gioco delle tre carte, si fa credere di dare da una mano mentre si prende dall'altra; se gli italiani hanno capito il giochino e decidono di non farsi più prendere in giro riusciranno a capire la vera portata delle proposte del governo Renzi”.

Riforma pensioni, Rinaldi: “Perché l’uscita anticipata non conviene al lavoratore”

Possibile che nessuno ancora abbia pensato di mettere mano alle pensioni d’oro?
“Personalmente ritengo che in un momento di crisi come questo farebbero bene a tagliare le pensioni d’oro, però non illudiamoci che con questo taglio si risolverà la questione pensionistica, perché i pensionati che prendono le pensioni d’oro sono la minima parte, il taglio si rifletterebbe in modo irrisorio sui milioni di pensioni più basse. Il problema è che non ci sono risorse e che i rendimenti sui mercati sono ridotti ai minimi. Quindi andiamo verso una situazione di non sostenibilità dovuta anche al fatto che la forza lavoro diminuisce a causa della demografia”.

Quindi il tema pensioni è collegato a quello della natalità?
“Certo, non a caso il problema ce l’hanno più forte i nostri amici tedeschi, perché i loro fondi pensione sono costretti ad avere redimenti estremamente limitati se non nulli, oltretutto con dei tassi di crescita demografici negativi. La Merkel quindi, che apre a milioni di migranti, va proprio in questa direzione, cerca di sostituire la popolazione attiva con i migranti per rendere sostenibile il sistema”.

E come è andata?
“Sappiamo tutti come è andata, la Merkel si è rimangiata, per altri tipi di problemi, questa politica che non era certo animata dalla solidarietà ma solo dal fatto che si erano fatti bene i conti e avevano visto che il loro sistema pensionistico non era sostenibile”.

Risolto un problema e se ne presenta subito un altro, come se ne esce?
“È uno dei tanti problemi che stanno venendo alla luce per il fatto che noi apparteniamo all'unione monetaria, è uno dei tanti nodi che vengono al pettine. Sono problemi difficili da risolvere senza infliggere ulteriori disagi alle imprese e ai cittadini. Tant'è che si sta tornando a valutare lo smantellamento concordato dell’euro”.

Perché l’euro complicherebbe ulteriormente il quadro?
“No, forse non ci siamo capiti, l’Euro è la causa di questo quadro. L’euro è nato male ed è stato gestito peggio. Ma è tutto il modello economico a supporto dell’euro che non regge, perché prevede la stabilità dei prezzi per il contenimento dell’inflazione e il rigore dei conti fino al perseguimento di bilancio e questo è in contrasto con molte economie a cominciare da quella italiana. Mi domando fino a che punto saremo disponibili all'imposizione di vincoli esterni, di trattati che ci hanno ridotto a un Paese colonia del Nord Europa. Inoltre abbiamo visto a nostre spese che l’euro è stato utilizzato come metodo contro i governi, come una sorta di imposizione per poterci far adottare politiche economiche decise altrove e quasi mai nell'interesse del Paese”.

autore / Marco Guerra
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