Dopo il Def, ecco come sarà la legge di Stabilità 2017

29 settembre 2016 ore 12:17, Luca Lippi
Il Def è l’anticamera della legge di Stabilità. Dopo la conferenza stampa di presentazione del Def, l’ufficio parlamentare di bilancio ha giudicato positivamente il quadro macroeconomico tendenziale 2016-17 inserito dal Mef nella nota di aggiornamento del Def, tuttavia l'Ufficio ha evidenziato nelle stime per il biennio successivo "la presenza di rilevanti fattori di rischio negativo" sia sulla crescita che sull'inflazione. "Ciò induce preoccupazione sull'effettiva realizzabilità delle previsioni stesse", aggiunge l'Upb.
Entrando nel dettaglio dei punti contenuti nel Def, quello sulla disoccupazione è sicuramente il più rilevante, continuerà a calare ma non scenderà sotto il 10% prima del 2019. Si attesterà all'11,5% nel 2016 per poi scendere al 10,8% nel 2017 e al 10,3% nel 2018. L'anno successivo sarà al 9,9%.
Riviste al ribasso anche le entrate dalle privatizzazioni “Le entrate previste per quest'anno vengono riviste al ribasso, dallo 0,5 allo 0,1 per cento del pil".
Riguardo la crescita si legge “"Il governo ha scelto di rimodulare la politica di bilancio in maniera favorevole alla crescita: si è scelto in particolare di intervenire sulle spese e le entrate dando priorità agli interventi che favoriscono investimenti e produttività, pur continuando nel processo di consolidamento".
Sulla crescita del Pil “La crescita effettiva dell'economia italiana nel 2017 e negli anni seguenti potrebbe eccedere la previsione prudenziale riportata nel presente documento, gli eventuali effetti di stimolo all'attività economica non sono stati inclusi nel quadro macroeconomico programmatico".
Padoan ha specificato: "Dall'inizio del suo mandato il governo ha perseguito il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e consolidamento delle finanze pubbliche, al fine di non scaricare sulle generazioni successive il peso del debito elevato accumulato negli anni passati" e sulla spending review aggiunge: “Gli sprechi si vanno sistematicamente riducendo ma ci sono ancora margini apprezzabili per accrescere ulteriormente l'efficienza dei servizi erogati dalle Amministrazioni pubbliche. La recente riforma del bilancio dello Stato renderà ancor più sostenibile, efficace e trasparente la programmazione della spesa". 

Dopo il Def, ecco come sarà la legge di Stabilità 2017

Ora si può parlare di finanziaria! 

Sono tutte misure in cantiere, ma è quasi certo che si parla di una manovra da 30 miliardi di euro. 
E' una manovra di proporzioni piuttosto importanti, ma prima di analizzare la manovra, è bene anticipare che la finanziaria dello scorso anno fu di 35 miliardi, non ha prodotto alcun beneficio apprezzabile, quando si chiesero le coperture risposero che c’erano tutte, nei fatti tutta la manovra fu fatta a deficit, cioè aumentando il debito pubblico.
Il risultato è stato che non c’è stato alcuno stimolo all’economia e soprattutto ai consumi, non si sono prodotti nuovi posti di lavoro (solo in parte, ma sono stati pagati con la decontribuzione che è come mandare una persona a lavorare passando dietro il bancone lo stipendio al datore di lavoro da dare all’impiegato a tempo). 
Ultima notazione preliminare prima di analizzare la legge di stabilità 2017, il debito pubblico a inizio 2016 ammontava a 2.172 miliardi, all’ultima rilevazione di Bankitalia (luglio 2016) il debito era a 2.249 miliardi. In sostanza, le manovre sono tutte a deficit, e non stampando più moneta il problema è piuttosto grande!
Il referendum farà da spartiacque, che vinca il Sì o che vinca il No nella sostanza si creerà una spaccatura di cui non è assolutamente possibile ignorarne le conseguenze, che cada il governo è piuttosto improbabile, la quasi totalità del parlamento per percepire il vitalizio deve arrivare a fine legislatura, il traguardo è troppo vicino per non trovare un accordo che accompagni Renzi al 2018 nel bene o nel male.

I punti più importanti che saranno inseriti:

Iva
Primo fra tutti, la sterilizzazione dell'aumento dell'Iva, che se dovesse scattare porterebbe le due principali aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 24%. Uno sforzo finanziario che vale qualcosa come 15,3 miliardi di euro, e per i quali dunque bisognerà trovare un'adeguata copertura.
Spending review
Altro capitolo delicato è quello dei risparmi sui costi della pubblica amministrazione. Attraverso un'efficace spending review il governo cercherà infatti di recuperare circa 6 miliardi di euro, fino ad ora ogni obiettivo è stato fallito.
Pensioni
Messo nero su bianco l'abbassamento a 63 anni e 7 mesi per mettersi a riposo prima del previsto, i lavoratori dovranno però sottoscrivere tramite l'Inps un prestito previdenziale, facendosi anticipare da un istituto di credito 36 mensilità di pensione e restituendole poi a rate negli anni successivi, con una trattenuta sull'assegno. In materia di pensioni, verranno adottate anche altre misure a favore di chi svolge mestieri usuranti o ha iniziato la carriera molto presto, prima dei 16 anni di età. L’impegno del governo è di 2 miliardi l’anno, trovati solo 1,5, ma il fatto di avere sottoscritto un accordo a 2 miliardi significa che non c’è niente da trovare, si aumenta il debito.
Costo del lavoro
Diversi interventi allo studio con una spesa stimata tra i 600 e i 900 milioni di euro, che dovrebbero essere utilizzati per abbassare il costo del lavoro, in particolare attraverso il bonus sulla produttività e specifiche forme di decontribuzione.
Voluntary disclosure
Importanti introiti dovrebbero poi arrivare dalla ripropoposizione della volontary disclosure. L'emersione di capitali nascosti ha portato già nelle casse dello Stato circa 4 miliardi di euro, e si stima che con una voluntary bis  si potrebbe arrivare a quota 2 miliardi.
Irpef
Ci sarà forse un taglio dell'Irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche. Nelle ultime settimane, si è fatta strada l'ipotesi di una riduzione dal 23 al 22% dell'aliquota più bassa, cioè quella che colpisce i redditi fino a 15mila euro. La misura porterebbe un beneficio di 150 euro a chi guadagna 15mila euro lordi all'anno.
Student Act
Tra le misure che si potrebbero adottare, c'è la riconferma del bonus cultura da 500 euro, super-borse di studio per nuove matricole universitare dell'ordine 10-15mila euro, no tax area sulle tasse di iscrizione agli atenei. In totale si parla di circa 500 milioni di euro
Bonus famiglia
Interventi anche a sostegno dei nuclei familiari più disagiati. Tra le misure che potrebbero arrivare, ci sarebbe la riconferma del bonus bebè, voucher per gli asili nido, e sconti fiscali per prodotti, soprattutto alimentari, riservati alla prima infanzia.
Sussidio alla povertà
Esteso su tutto il territorio nazionale il sostegno all'inclusione attiva (operativo già dal 2 settembre 2016). Si tratta di un sussidio fino a un massimo di 400 euro mensili che spetta alle famiglie con figli minorenni o disabili e con reddito Isee inferiore a 3mila euro annui.
Terremoto
Un capitolo a parte all'interno della Legge di stabilità dovrebbe essere rappresentato dai fondi che saranno stanziati per la ricostruzione post-terremoto del Centro Italia. Sono 1,5 miliardi di euro che il governo vorrebbe siano fuori dal patto di stabilità.
Si dice che l’Europa abbia accettato, ma non è vero, ne ha valutata la possibilità ma non è affatto d’accordo nel concedere ulteriore flessibilità, non si esclude imponga un prelievo fiscale per finanziare la ricostruzione.
Ires
E' previsto un taglio dal 27 al 24% per l'Ires, l'imposta che grava sui redditi societari. La misura è stata annunciata da diverso tempo dal governo e sembra ormai quasi sicura.
Contratti pubblici
Dovrebbe trovare finalmente una soluzione la vertenza che vede milioni di dipendenti pubblici in attesa del nuovo contratto collettivo. Per questo scopo dovrebbero essere stanziate risorse per circa 500 milioni di euro.
Il super ammortamento
Dovrebbe essere esteso anche al 2017 il superammortamento, cioè quel sistema che consente alle imprese e ai professionisti di dedurre dal reddito imponibile il 140% di quanto speso per l'acquisto di beni strumentali all'esercizio della loro attività. Si tratta di un incentivo agli investimenti che permette di risparmiare sulle imposte, “scontando” dal reddito molto più della spesa effettivamente sostenuta. 
Ecobonus e ristrutturazioni
Saranno probabilmente prorogate di altri tre anni, dal 2016 al 2019, le agevolazioni fiscali per chi ristruttura una casa (detrazione irpef al 50%) o migliora l'efficienza energetica degli edifici (detrazione al 65%, meglio nota come Ecobonus).

In conclusione, se tutto procede come lo scorso anno, l’anno che verrà dovrebbe essere la copia fotostatica dell’attuale, con soli 5 miliardi in più di debito e con meno redditi da cui recuperare risorse.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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