Acqua inquinata ai bambini di Aleppo: l’ira del Papa colpisce anche l’Onu

29 settembre 2016 ore 14:26, intelligo
di Eleonora Baldo

Papa Francesco interviene a gamba tesa sulla situazione siriana, in particolare sulle privazioni e sulle violazioni dei diritti fondamentali dei più deboli, come i bambini di Aleppo, orfani della serenità che dovrebbe essere tipica della loro età e costretti ora, come ulteriore conseguenza del conflitto, a bere acqua contaminata.

E’ stato un incontro particolarmente intenso quello che ha visto protagonisti il Papa, le principali organizzazioni umanitarie cattoliche operanti nel territorio, e il mediatore ONU Staffan de Mistura. Dopo aver elogiato il lavoro svolto dagli organismi non governativi per portare aiuto alle popolazioni, descritto come “un riflesso della misericordia di Dio e, in quanto tale, un segno che il male ha un limite e che non ha l’ultima parola”, il Pontefice ha rivolto importanti parole di esortazione alle Nazioni Unite affinché potenzino la propria attività di mediazione con i governi dell’area per ripristinare le condizioni di pace, il bene primario da restituire alle popolazioni devastate dal conflitto. Pur riconoscendo che si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, Francesco I non ha mancato di riconfermare il supporto della Chiesa lungo una “strada da percorrere insieme con pazienza e perseveranza”. Il lungo monito di Francesco I si è concluso rivolgendo un pensiero affettuoso alle comunità cristiane del Medio Oriente che “aiutando con coraggio e senza discriminazioni quanti soffrono e lavorano per la pace e la coesistenza (…) sono oggi segno concreto della misericordia di Dio” e alle Chiese del territorio, tedofori della fede e della carità in queste zone devastate dagli orrori della guerra.

Acqua inquinata ai bambini di Aleppo: l’ira del Papa colpisce anche l’Onu
Ancora una volta il Papa esce dai rigidi confini tracciati dal suo ruolo di guida suprema della Chiesa cattolica per difendere i più deboli e punta il dito su una delle grandi piaghe della contemporaneità senza timore di segnare l’affondo anche quando questo significa confrontarsi con la più grande delle istituzioni internazionali ed esortarla a perseguire con più energia e forza l’obiettivo fondamentale della pace nel mondo.

 

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