Pensioni, governo e sindacati d’accordo: dall’Ape alle quattordicesime

29 settembre 2016 ore 16:13, Luca Lippi
Si è parlato a lungo della riforma delle pensioni ormai finita “nero su bianco” sul documento programmatico d’intesa fra governo e parti sociali. Ovviamente ora la palla passa alle Commissioni preposte e poi al Mef per orchestrare le coperture e convogliarne la spesa nella Finanziaria 2017.
Di seguito la riforma per singolo capitolo
Ape
E’ la parte più importante di tutta la riforma, nata per pesare sulle casse dello stato senza alterare l’impianto della Legge Fornero, tuttavia si trasformerà in una manovra piuttosto onerosa a seguito delle varie misure fatte introdurre dalle parti sociali per tutelare le categorie meno fortunate.
Il percorso per accedere all’anticipo pensionistico parte dalla individuazione dei requisiti:  
-almeno 63 anni di età 
-maturazione dei requisiti per l’assegno di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi
-importo della pensione non inferiore a un certo limite, ancora da mettere nero su bianco. 
Potrà essere richiesta in tre situazioni: 
-per scelta del lavoratore che, pur non essendo in difficoltà, vuole lasciare l’impiego (Ape volontaria)
-per i lavoratori in condizioni di maggior bisogno, quali disoccupazione, problemi di salute, necessità di assistere famigliari (Ape social
-in caso di crisi di azienda o comunque per facilitare il turnover dei dipendenti (Ape aziendale). 
Detto questo, l’Ape è un prestito erogato in rate mensili da una banca in favore della persona che desidera andare in pensione, il prestito è per l’importo a copertura del periodo di contribuzione mancata e la somma percepita che intercorre tra l’anticipo e la maturazione vera e propria della pensione, che comunque scatta al raggiungimento dei requisiti standard per la vecchiaia. Una volta giunti al traguardo della vecchiaia, terminerà l’erogazione del prestito e inizierà la fase del rimborso dello stesso, in rate mensili, per i seguenti venti anni (indipendentemente dalla durata dell’anticipo).
L’operazione ovviamente non è a costo zero, c’è il prestito, per il quale, sulla base delle indicazioni emerse nei mesi scorsi, si può ipotizzare un tasso annuo nominale del 3, c’è il premio assicurativo che deve essere stipulato a copertura del rischio di premorienza del lavoratore-pensionato e che può essere ipotizzato pari al 30% del valore dell’Ape (tuttavia non si può escludere una valutazione dello stato di salute del pensionando che può far variare il rischio e quindi i costi), c’è un “costo previdenziale” determinato dal fatto che si rinuncia a versare l’ultimo periodo di contributi. 
Tutto questo determina una riduzione permanente dell’importo della pensione rispetto a quello a cui si avrebbe diritto se si continuasse a versare i contributi fino al raggiungimento dei requisiti di vecchiaia. 
Nella fase di anticipo l’assegno sarà inferiore alla pensione teorica a contributi pieni perché, sempre stando alle indicazioni emerse, l’importo massimo che si potrebbe chiedere dovrebbe essere il 95% della pensione. 
Una volta raggiunto il diritto per il trattamento di vecchiaia, questo sarà ridotto per via dei contributi non versati e per il “peso” della rata mensile del prestito da restituire. 
Questi ultimi due oneri, nel caso dell’Ape social, cioè per i lavoratori in difficoltà, sarebbero interamente a carico dello Stato (almeno fino a un determinato importo dell’anticipo). Quindi il pensionando subirebbe solo la penalizzazione determinata dal mancato versamento dei contributi nel periodo di anticipo.
Se l’Ape è una scelta volontaria, tutti gli oneri saranno a carico del lavoratore, mentre nel caso di Ape aziendale l’impresa può contribuire a coprire i costi tramite il versamento di contributi che andranno a determinare un incremento della pensione che compenserà l’onere dell’anticipo 8eventualità assai poco conveniente per il datore di lavoro). Lo scopo è di agevolare il tournover (come negli auspici del governo) del personale, che è una situazione più ampia della mera crisi aziendale, dato che anche in un momento di buona salute un’impresa può decidere di favorire l’ingresso di nuovi dipendenti in sostituzione di quelli prossimi alla pensione. 
Dal punto di vista operativo, l’Inps dovrebbe svolgere un ruolo centrale in quanto dovrebbe certificare il diritto all’anticipo, l’importo minimo richiesto e gestire l’erogazione del prestito e l’assicurazione, le cui caratteristiche dovranno rispettare le condizioni di miglior favore individuate in una convenzione stipulata tra le banche e le società assicuratrici aderenti all’iniziativa e il ministero dell’Economia e delle finanze. Il peso dell’Ape, in caso di uscita volontaria, potrà essere ridotto ricorrendo a un anticipo della pensione integrativa, qualora si abbia accumulato un capitale nel “secondo pilastro”. Il governo, infatti, dovrebbe modificare il quadro normativo in modo da consentire l’utilizzo degli importi accumulati anche prima del raggiungimento dell’età pensionabile. 
Questa rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) dovrebbe poter essere affiancata all’Ape o addirittura sostituirla interamente. Per favorire questo nuovo utilizzo della previdenza complementare sarà ridotta la tassazione ora prevista sugli anticipi, allineandola a quella applicata alla pensione integrativa.
Quattordicesima
Il Governo punta a estendere la platea di coloro che percepiscono la 'quattordicesima' (ora circa 2,1 milioni di persone) incrementando anche l'importo per coloro che la percepiscono già. Si comprendono nel beneficio coloro che hanno un reddito personale complessivo personale, non solo pensionistico, tra 1,5 (circa 750 euro al mese) e due volte il minimo (circa 1.000). 
La platea secondo il Governo aumenterà di 1,2 milioni di persone. La quattordicesima vale tra i 336 euro (per chi ha meno di 15 anni di contributi) e 504 (per chi ne ha oltre 25 anni) ed è erogata una volta l'anno a luglio. Per chi ha già il beneficio l'incremento dell'importo dovrebbe essere pari a circa il 30%.
Precoci
Quanto al capitolo precoci, potranno uscire con 41 anni di contribuzione i lavoratori che hanno maturato 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età nel caso abbiano svolto mansioni faticose, siano disoccupati senza ammortizzatori o siano in condizioni di disabilità. 
Anche su questo punto la platea è ancora in via di perfezionamento e non è escluso che in prima battuta venga data una corsia preferenziale agli “under 16”. 
Usuranti
L’accesso agevolato alla pensione sarà garantito anche ai soggetti impegnati in attività usuranti per sette anni nell’ultimo decennio senza il vincolo di aver svolto questo tipo di mansioni nell’ultimo anno di lavoro.
Equiparazione no tax area pensionati lavoratori dipendenti
Si prevede l'aumento della detrazione di imposta (riconosciuta fino a 55.000 euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare
la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro).
Ricongiunzioni
Si potranno cumulare i contributi previdenziali maturati in gestioni pensionistiche diverse, ivi inclusi i periodi di riscatto di laurea, sia ai fini della pensione di vecchiaia sia di quella anticipata. L'assegno pensionistico sarà calcolato pro rata con le regole di ciascuna gestione.

Alcuni esempi
1) Un operaio che ha iniziato a lavorare ancora minorenne può andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di versamenti totali, indipendentemente dall’età, in concreto se ha cominciato a lavorare a 14 anni senza avere mai smesso potrà lasciare e andare in pensione superati i 55 anni.
2) Un disoccupato senza ammortizzatori, ha finito la cassa integrazione e indennità,    non ha più sostegni sociali e si ritrova disoccupato all'età di 63 anni, impossibile trovare un nuovo impiego (lo è già a 50 anni!), si crea una finestra (exit strategy).
Potrà ricorre all'Anticipo pensionistico agevolato e andare in pensione a costo zero. La regia dell'operazione spetta all'Inps, alla cui porta tutti gli interessati dovranno bussare.
3) chi decide semplicemente di andare in pensione perché stanco di lavorare, e in possesso dei requisiti, avrà diritto a ritirarsi, ma l'assegno che riceverà non corrisponderà a quello pieno: si tratta di un prestito ventennale (dietro ci sono banche e assicurazioni) e ogni mese sarà decurtato con una penalizzazione che dovrebbe aggirarsi intorno al 6% per ogni anno di anticipo.
4) Chi ha trascorso una vita a fare lavori particolarmente usuranti, anche solo 7 anni degli ultimi 10 in condizioni di lavoro particolarmente dure dal 2017 gli ostacoli saranno eliminati e salta il vincolo per cui anche l'ultimo anno deve risultare impiegato in un'attività usurante.
5) Per uno statale che è passato da un altro impiego, o viceversa, lasciando tracce del suo passato lavorativo sia in Inpdap che Inps con le nuove regole ai fini della pensione la storia contributiva potrà essere rimessa insieme, in una striscia unica senza pagare.
6) Per l’anziano che non arriva a mille euro il mese di pensione, avendo più di 64 anni e senza percepire una quattordicesima mensilità, con il nuovo anno spunterà un bonus dai 336 ai 504 euro l'anno, a seconda dei contributi. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]