Caso Cocoricò, Bruzzone: "Su droga disinformazione pericolosissima. Appello per una seria riflessione"

03 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Caso Cocoricò, Bruzzone: 'Su droga disinformazione pericolosissima. Appello per una seria riflessione'
“L’elenco delle discoteche da chiudere sarebbe lungo e lo stop al Cocoricò non è certo una vittoria. Serve un monitoraggio capillare su questo mondo”. Così Roberta Bruzzone, criminologa, analizza sul piano tecnico e in base alla sua esperienza professionale, il caso del giovane morto a Riccione nella conversazione con Intelligonews. L’analisi si allarga al contesto sociale e al livello di responsabilità, con un messaggio su cui riflettere. 

Come valuta la decisione di chiudere la discoteca di Riccione: è ipocrisia dal momento che si sa che in questo mondo girano con una certa facilità gli stupefacenti, oppure meglio tardi che mai?

«Non credo che la chiusura del Cocoricò rappresenti una vittoria in un contesto del genere. Indubbiamente l’ambiente delle discoteche è abbastanza conosciuto per una certa facilità con cui si possono reperire sostanze stupefacenti, ma questo vale anche per molte altre discoteche. Se davvero vogliamo agire in modo efficace occorre mettere in campo un monitoraggio capillare su questo mondo; dopodichè bene la chiusura ma l’elenco dei locali da chiudere è ben più lungo».

In base alla sua esperienza professionale di criminologa quanto incide l’assunzione di stupefacenti nel compimento di delitti? 

«Sicuramente un certo tipo di sostanze eccitanti e tra queste la cocaina, spesso sono impiegate per agevolare la commissione di reati, ma attenzione: non è assolutamente vero che lo stupefacente induce il soggetto a commettere reati. Semmai, è vero il contrario e cioè che sotto l’effetto di stupefacenti il soggetto può essere agevolato sotto il profilo della condotta, ma non è che se uno assume droghe o alcol automaticamente compie delitti. Il punto è che le devianze criminali sono già presenti nel soggetto, l’assunzione di stupefacenti può rappresentare un facilitatore di certi comportamenti e questo lo vediamo, ad esempio, in particolare nei casi di violenza sulle donne, soprattutto violenza sessuale. In ogni caso, molti soggetti hanno già propositi malevoli a prescindere dalle sostanze stupefacenti e quando decidono di assumerle lo fanno in maniera ben consapevole dei risultati che avranno»

Si parla tanto di responsabilità. Se dovesse stilare una sua graduatoria delle priorità lei cosa indicherebbe ai primi posti: la famiglia, i giovani, lo Stato?

«Il bisogno di alterare i propri comportamenti rappresenta sempre l’esito di un percorso dissociativo e formativo fallimentare. Se tu vieni educato a meritarti quello che hai, ne comprendi appieno il valore, ma se vieni educato ad avere tutto e subito, è chiaro che i comportamenti che ne deriveranno saranno tutti tragicamente fallimentari. Sarebbe il caso di fare una seria riflessione sugli ideali e i modelli educativi, non solo in ambito familiare ma anche a livello mediatico».

Su internet in molti forum c’è la tendenza a far passare il concetto che in fondo drogarsi è una libera scelta, quasi un diritto. Lei che è molto attenta ai fenomeni social, che idea si è fatta?

«Purtroppo, alla base c’è un disinformazione di matrice propagandistica pericolosissima. Da questo punto di vista trovo emblematico il dibattito che si è aperto sull’uso di certe tipologie di piante di cannabis. Io dico: ci battiamo per legittimare un certo tipo di condotta quando questa condotta andrebbe combattuta e basta. L’assunzione di stupefacenti ha solo effetti negativi, punto. Chi racconta cose diverse mente sapendo di mentire, perché al netto della propaganda, ciò che resta è la gravità delle conseguenze provocate dall’assunzione di queste sostanze; dunque il risultato sarà sempre e solo negativo. Posso rivolgere un messaggio su cui riflettere?».

Prego. 

«Solitamente quando ti piace la vita che fai, sei soddisfatto di quello che sei e che fai, ti sei guadagnato il tuo tempo correttamente, di tempo per drogarti proprio non ne hai».

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autore / Lucia Bigozzi
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