Cocoricò, Meluzzi: “Occhio alle illusioni. Lotta a droga troppo seria per lasciarla a questori o media”

03 agosto 2015, Andrea Barcariol
Cocoricò, Meluzzi: “Occhio alle illusioni. Lotta a droga troppo seria per lasciarla a questori o media”
Intervistato da IntelligoNews lo psichiatra Alessandro Meluzzi parla della chiusura del Cocoricò per 4 mesi decisa dal questore di Rimini Maurizio Improta in seguito alla morte, avvenuta il 19 luglio, di Lamberto Lucaccioni, il 16enne di Città di Castello ucciso da un’overdose di ecstasy.

Lei in un tweet ha scritto: “L’Italia dell’ipocrisia”. Cosa intende?

«C’è il testo unico di pubblica sicurezza che attribuisce al questore la possibilità di chiudere un locale per ragioni di ordine pubblico. E’ una norma che nasce per contrastare ambienti di malaffare nei quali vengono perpetrati reati o situazioni di pericolo. Purtroppo il consumo di queste sostanze riguarda molte discoteche, tra l’altro nella stragrande maggioranza dei casi lo spaccio avviene all’esterno, con un marketing one to one. L’atteggiamento in questa vicenda ricorda la stessa preoccupazione che emerse anni fa dopo gli incidenti nelle discoteche, quando si ritenne che chiuderle alle 2 potesse essere la soluzione, salvo poi scoprire che i ragazzi potevano andare a bere in spiaggia e in strada. Le più massicce attività di consumo di stupefacenti e alcol avvengono in quella pratica nata in Spagna, e ora diffusa anche in Italia, che si chiama botellon (bottiglione ndr). Quindi spalmare e sparpagliare questa problematica sul territorio semmai ne diminuisce la controllabilità e la possibilità di esercitare dei contro messaggi che tutte le discoteche, per opportunità, cercando di lanciare. Quel ragazzo non è morto per overdose di musica ma per una sostanza che circola ovunque. Pensare di risolvere eliminando il contenitore anziché contrastare il contenuto è un’illusione. Si è voluto dare un monito ma io sono contrario all’idea di colpirne 1 per educarne 100, perché questa è la morale dell’ipocrisia. Quelli che non consumeranno le droghe al Cocoricò le consumeranno in altre discoteche, non vedo quale vantaggio abbiamo ottenuto».

Allora quale può essere un metodo valido per contrastare la diffusione di queste droghe?

«E’ molto difficile, innanzitutto bisogna continuare a mantenerle nell’illegalità perché legittimandole verrebbero meno anche gli strumenti di contrasto che ad esempio nel caso dell’alcol sono funzionali. Il ritiro della patente è una ferita grave per un diciottenne. Se tutto diventa legittimo e viene sanzionato l’alcol ma la gente può farsi le canne liberamente non si è ottenuto alcun vantaggio. Io non sono corrivo in questa materia, dico soltanto che la presenza di queste sostanze nel sangue, ad esempio, mentre si guida un auto deve essere sanzionata in modo ferreo. Colpire il contenitore non porta a nulla, almeno nelle discoteche alcuni messaggi vengono lanciati, come piccoli etilometri nei bagni».

Quindi è contrario anche alla legge sull’utilizzo della cannabis per scopo terapeutico, allo studio in Parlamento?

«L’uso terapico c’è anche per la morfina, la cannabis è un ottimo farmaco per il malato terminale di cancro, ma un ragazzo di 16 anni non è un malato terminale di cancro. Così come la metanfetamina contenuta nelle droghe da discoteca era la pillola dei bombardieri nazisti».

Ragazzo, famiglie o Stato assente. Di chi sono le maggiori responsabilità per la morte del ragazzo di 16 anni?


«Credo sempre che la famiglia abbia sempre un grande ruolo, mandare i ragazzi minorenni in vacanza sulla riviera romagnola francamente mi pare un errore. Io con mia figlia non lo avrei fatto, perché ciò significa abdicare completamente alle tue funzioni educative. C’è poi anche la cultura diffusa dello sballo per cui se non vomiti o non stramazzi per terra vuol dire che non ti sei divertito. Questo però riguarda anche la cultura della bellezza, a cui possono dare un grande contributo intellettuali, artisti e opinion leader. La lotta alla droga è una cosa troppo seria per lasciarla ai prefetti, ai questori o ai media è una cosa che riguarda il funzionamento complessivo di una società. Purtroppo è una battaglia di contrasto che va ben al di là del semplice: sostanza sì, sostanza no».


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