Chiuso Cocoricò, Abbate: “Bene. Vita di una persona non vale meno del fatturato di una discoteca”

03 agosto 2015, Andrea Barcariol
“Un provvedimento giusto”. Intervistato da IntelligoNews lo scrittore Fulvio Abbate prende posizione sul caso Cocoricò, chiuso per 4 mesi dal questore di Rimini in seguito alla morte di Lamberto Lucaccioni, ragazzo di 16 anni ucciso da un’overdose di ecstasy.
Chiuso Cocoricò, Abbate: “Bene. Vita di una persona non vale meno del fatturato di una discoteca”

L’Italia si è divisa sulla decisione del questore di Rimini. Provvedimento giusto o ipocrita?


«Così come esistono gli incidenti sul lavoro e nelle fabbriche ci deve essere sicurezza, allo stesso modo deve esserci nelle discoteche e il Cocoricò è un simbolo di esse, è la Fiat delle discoteche. Sono avvenuti molti episodi nel corso degli anni, quindi ritengo che il provvedimento sia assolutamente giusto e spero serva ad aprire una discussione sullo sballo».

Quindi secondo lei, il fatto di essere un simbolo delle discoteche ha influito sul provvedimento del questore?

«Non credo questo, semplicemente penso ci sia stato un controllo insufficiente rispetto alle droghe sintetiche».

Se lei avesse un figlio di 16 anni lo manderebbe in vacanza in riviera romagnola?

«Ci andrebbe comunque, non siamo noi a decidere, io ho una figlia di 13 anni e credo che tra qualche anno avrà voglia di andarci. Non dimentichiamo che quello dell’Emilia Romagna si chiama divertimentificio ed è un’industria. I regimi comunisti in Russia hanno creato i gulag mentre in Italia le amministrazioni storicamente di sinistra hanno creato i divertimentifici».

Non crede che rispetto al passato i divertimentifici siano diventati più pericolosi anche per la diffusione di droghe sintetiche?


«Queste droghe sintetiche sono assolutamente micidiali, non che l’eroina non lo fosse. La replica potrebbe essere: “Allora cosa facciamo chiudiamo tutte le discoteche?”. La mia risposta è no, però stabiliamo un criterio per il quale dopo certi episodi ci debbano essere provvedimenti seri. Io, lo ripeto, ritengo che questa decisione sia giusta, è la mia modesta opinione, la vita di una persona non vale di meno del fatturato del Cocoricò».


Che tipo di battaglia si deve fare per riuscire a contrastare l’utilizzo di queste droghe? Chi ha il ruolo più importante?


«Innanzitutto la famiglia deve cercare di spiegare chiaramente che le droghe non ti rendono più intelligente e può esserci un’alternativa valida allo sballo. Io vengo da una generazione che si è massacrata con la droga, ho amici morti di aids e overdose, la droga ti mette in una condizione acefala, questo è certo».

Quindi sarebbe contrario anche alla liberalizzazione delle droghe leggere?

«Per quanto riguarda la liberalizzazione delle droghe leggere sono assolutamente favorevole, basti sapere che l’erba o l’hashish non ti rendono più intelligente, ti fanno ridere, ti fanno venire la frenesia, come è noto».


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