Chiusura Cocoricò, Red Ronnie: "Non serve. La mia battaglia da San Patrignano fino a RoxyBarTv"

03 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Chiusura Cocoricò, Red Ronnie: 'Non serve. La mia battaglia da San Patrignano fino a RoxyBarTv'
“Chiudere il Cocoricò non serve a niente, oggi la droga è ovunque. Bisogna ridare fiducia e spazi, opportunità ai ragazzi, e saper intervenire sui sintomi non sulle cause del problema”. E’ l’analisi che Red Ronnie consegna ai giovani e agli adulti, ai politici e ai genitori, nella conversazione con Intelligonews. 

Dopo i fatti di Riccione, è ipocrisia chiudere la discoteca oppure meglio tardi che mai?

«Ritengo che chiudere le discoteche non serva a nulla. Occorre intervenire sui sintomi, non sulle cause, questo è il concetto di fondo. Noi viviamo in un mondo che interviene solo sulle cause, basti pensare alle medicine: se hai mal di testa non ti prendi bicarbonato e limone, ma vai dal medico che ti dà il farmaco e così inibisci il dolore che poi è il sintomo che qualcosa non va».

Lei ha lavorato tanto anche coi ragazzi nelle comunità di recupero. Cosa ha visto?

«La mia esperienza risale agli anni Ottanta, a San Patrignano con Vincenzo Muccioli. Ho avuto a che fare non solo coi tossicodipendenti e i tossicodipendenti che ne uscivano, ma soprattutto con le loro famiglie. Allora c’era l’eroina che imperversava, non c’erano ancora tutte le droghe chimiche e quelle di nuova generazione. Il concetto di fondo è che bisogna intervenire a monte dando motivazioni positive ai ragazzi, perché in questa Italia un ragazzo non ha prospettive di un futuro lavorativo, non ha prospettive di potersi comprare una casa perché la banca non gli dà un mutuo se non ha un lavoro. E’ una situazione paradossale, da comma 22 per cui, come si vigeva un tempo, se sei pazzo puoi essere esentato da missioni di guerra ma se lo chiedi allora non sei pazzo»

Come li ha visti in tutti questi anni i ragazzi? E quelli di oggi come sono, di cosa hanno bisogno?

«In un mondo così, un ragazzo è spaventato dal futuro e inevitabilmente sfida per sentirsi forte. Un ragazzo spaventato dal futuro e privo di fiducia in se stesso perché non gli viene data credibilità, cosa fa per brillare, per emergere? O si ubriaca o si droga, perché con gli stupefacenti cadono i freni inibitori e lui si sente forte»

Sì ma come si risolve il problema? E come è questo mondo delle discoteche?

«Il problema non sono le discoteche, i rave party o l’happy hour nei bar. Tra l’altro il Cocoricò è un vecchio dinosauro delle discoteche del passato, ormai le discoteche sono nelle spiagge, ovunque. Quindi, il problema non è nella discoteca ma è ovunque. Io me ne sto occupando dando spazio con la mia RoxyBarTv a ragazzi che mettono in campo creazioni artistiche. Lavorativamente non hanno spazio, umanamente non hanno spazio e perfino quando creano non sono considerati; devono andare in un talent ma lì devono fare la musica degli altri non la propria. Se a questo si aggiunge la paura del futuro e l’incoscienza di sentirsi immortali tipica di quando si è ragazzi, si capisce bene che tipo di miscela esplosiva si crea».

Qual è il suo messaggio?

«Purtroppo non si possono dare suggerimenti e non serve fare appelli perché i ragazzi non ascoltano e più fai appelli più loro si allontanano. In Italia si parla tanto di liberalizzazione delle droghe senza rendersi conto è che pericolosissimo. Se fosse per me, io proibirei anche le sigarette, l’alcol e il consumo di cibi dannosi perché qui è in gioco anzitutto la salute delle persone.  Io su questo ho un giudizio molto ferreo. Mi irrita il fatto che si parla di liberalizzare le cosiddette droghe leggere, sì ma quali? Come? Il paradosso è che mentre discutono gli stupefacenti di fatto sono già libere perché se un ragazzino di sedici anni la trova così facilmente negli ambienti che frequenta…».

Può raccontare un episodio che l’ha colpita negli anni in cui lavorava coi ragazzi di San Patrignano?

«Chiedevo a ognuno di loro: tu arrivi in treno in una città che non conosci; quanto ci impieghi a procurarti la droga? La risposta era sempre la stessa: cinque minuti. Di fronte a questo mi domando cosa facciano le forze dell’ordine ma soprattutto se esiste una reale volontà di combattere la droga. Ricordo che a un convegno dell’Arci replicai a D’Alema sulla liberalizzazione e dissi che i politici parlano così per avere consensi tra i giovani ma devono sapere che creano danni irreparabili. Io faccio anche dirette su Periscope e due notti fa c’è stato un dibattito sulla liberalizzazione delle droghe. Io ho detto, ma per chi? Solo diciottenni? Ma così si garantisce lo spaccio ai minori. Nel corso del dibattito c’è chi ha proposto di liberalizzare le droghe ma solo con la ricetta del medico. Bene, ho detto io, così uno che non vuole farsi riconoscere come tossicodipendente manderà l’amico dal dottore a farsi fare la ricetta e non cambierà nulla. Infine: quali droghe legalizzare? C’è chi ha suggerito ‘tutte’ e io ho risposto che così ci sarà bisogno di mettere in piedi una task force per inseguire le nuove droghe per poi legalizzarle… ma stiamo scherzando? Siamo tutti cretini? Eppoi cosa fai, a uno che si droga gli permetti di andare a lavorare? A questo proposito ricordo che nel ’84 venne Pannella a San Patrignano e ai ragazzi disse che se lo convincevano sul no alla legalizzazione degli stupefacenti, lui che sosteneva il contrario si sarebbe dimesso. Si alzò un ragazzo e disse che prima di entrare in comunità si faceva di eroina e guidava un pulmino trasportando i bambini da scuola a casa, in  una zona di montagna. Ammise che più di una volta, per l’effetto degli stupefacenti, si ritrovò a un passo dal burrone. Poi chiese al leader radicale: li affiderebbe dei bambini a uno come me? Pannella non disse niente e non si è dimesso»

In una sua ipotetica classifica delle responsabilità chi metterebbe al primo posto tra famiglia, giovani e Stato?

«La mia sequenza è: famiglia, Stato e ragazzi che tengo fuori classifica perché non hanno responsabilità. Il concetto alla fine di tutto questo ragionamento è: chiudere il Cocoricò non serve. Serve dare fiducia e spazio ai ragazzi, serve che le forze dell’ordine siano messe in grado di operare; serve che la magistratura quando arresta uno spacciatore lo faccia veramente con pene severissime. Ma serve soprattutto andare a monte e togliere i presupposti che portano i ragazzi a drogarsi».

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autore / Lucia Bigozzi
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