Psicosi meningite dopo la morte di Susanna: le indicazioni del ministero della Salute

03 agosto 2016 ore 13:01, Adriano Scianca
La vicenda di Susanna Rufi, la studentessa diciannovenne morta lunedì mattina in un ospedale di Vienna uccisa da un attacco di meningite fulminante al ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù, ha riaperto il “dossier” su una malattia insidiosa, perché spesso difficile da riconoscere nelle fasi iniziali e con una percentuale di completa guarigione, anche in caso di intervento tempestivo, inferiore al 50%. La malattia non ha contagiato la sorella, Margherita, di 17 anni, che con lei aveva partecipato al pellegrinaggio come tutti gli altri ragazzi sul torpedone, dimessi dai medici viennesi dopo la profilassi e giunti a Roma all'alba di ieri. Ce n'è comunque abbastanza perché scatti la psicosi, ma dal ministero della Salute avvertono che “non c' è un' emergenza” e che la distribuzione di medicinali anti meningite è partita “come eccesso di prudenza, ma più che giustificabile in un caso come questo”. 

Psicosi meningite dopo la morte di Susanna: le indicazioni del ministero della Salute
Ma che cos'è la meningite? Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale, generalmente di origine infettiva, caratterizzata dall'infiammazione delle meningi, ovvero delle membrane protettive che ricoprono l'encefalo e il midollo spinale. Può essere causata da batteri, virus o altri microrganismi. Il contagio avviene per via aerea, ma occorre un contatto molto ravvicinato con la persona infettata. La gravità di una meningite è molto variabile: da forme asintomatiche o subcliniche, per esempio nel contesto di malattie sistemiche, a episodi fulminanti, che mettono a rischio immediatamente la vita, e si configurano come emergenze mediche. Il quadro clinico di una meningite acuta si fonda sulla classica triade costituita da febbre, cefalea e rigidità nucale; a questi sintomi si aggiungono, con diversa frequenza, contratture muscolari, vomito a getto, alterazioni dello stato di coscienza, incapacità di tollerare la luce (fotofobia) e i rumori (fonofobia), convulsioni. “Nella prima fase della malattia, le prime 7-10 ore, i sintomi sono quelli di una normale influenza – si legge in un comunicato del Bambino Gesù -. Dopo 10 ore le manifestazioni cominciano a diventare più caratteristiche: mal di testa molto intenso, rigidità del collo e febbre elevata. Nell’ultima fase, tra le 20 e le 36 ore – aggiungono gli esperti -, si presentano i sintomi gravi e tipici della meningite: perdita di conoscenza, convulsioni, macchie sul corpo”. 

Il trattamento usuale per la meningite acuta è la somministrazione precoce di farmaci antibiotici e, talvolta, antivirali. In alcune situazioni si può anche ricorrere alla somministrazione di corticosteroidi per prevenire i danni derivanti dalla risposta infiammatoria. Una meningite batterica non trattata prontamente può essere letale, o può portare a gravi conseguenze permanenti, come sordità, epilessia, idrocefalo e deficit cognitivi. Alcune forme di meningite, come quelle causate da meningococchi, Haemophilus influenzae di tipo B, pneumococchi o da virus della parotite, possono essere prevenute con le apposite vaccinazioni, che sono fondamentali e possibili a qualsiasi età. Oggi sono disponibili vaccini specifici per la meningite batterica da Haemophilus influenzae di tipo B e per le forme, le più frequenti, causate dai ceppi principali del meningococco e dallo pneumococco. A essere maggiormente esposti, i bambini nella primissima infanzia e i giovani dai 15-18 anni ai 24-25 anni. Secondo gli infettivologi del Bambino Gesù, in Italia si registrano circa 1.000 nuovi casi di meningite ogni anno, 3 su 10 riportano esiti gravi e permanenti, come seri problemi alla vista e deficit neuro-motori. “Malgrado i progressi della medicina nella rianimazione e nell’assistenza al paziente – sottolineano gli esperti dell’ospedale romano -, la mortalità, pari a circa il 10%, non è diminuita”.

 


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