Italia pronta a concedere Sigonella agli Usa: quando Craxi disse no

03 agosto 2016 ore 16:21, Americo Mascarucci
"Il Governo è pronto a considerare positivamente un eventuale utilizzo delle basi sul territorio nazionale, se dovesse essere funzionale ad una più rapida ed efficace conclusione delle operazioni in corso". 
Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti, rispondendo ad un'interrogazione sul coinvolgimento dell'Italia in relazione alle operazioni aeree statunitensi contro l'Isis in Libia. 
"L'attività condotta dalle forze statunitensi - ha aggiunto Pinotti - si sviluppa in piena coerenza con la Risoluzione delle Nazioni Unite n°2259 del 2015 e in esito a una specifica richiesta di supporto formulata dal legittimo Governo Libico per il contrasto all'Isis nell'area di Sirte. Come è noto, le Forze locali libiche - in particolare quelle che hanno riconosciuto il Governo di al-Sarraj - stanno combattendo una dura battaglia per contrastare l'ISIS proprio nella regione di Sirte. È, tuttavia, un contrasto portato avanti fra grandi difficoltà e a caro prezzo, per i militari governativi e la popolazione civile, in particolare per la mancanza di capacità per l'identificazione dei bersagli militari e per il loro ingaggio di precisione. L'azione americana - ha aggiunto Pinotti- sarà limitata nel tempo e nell'area di operazioni, non prevede l'utilizzo di forze a terra ed è circoscritta a consentire alle forze libiche di sconfiggere con successo le forze terroristiche nella zona di Sirte".
Insomma dopo tante rassicurazioni e smentite è arrivata la conferma ufficiale. 
Già ieri il ministro degli Esteri Gentiloni aveva lasciato intendere che se dagli Usa fossero arrivate richieste di utilizzo delle basi aeree italiane per supportare i raid statunitensi, la cosa sarebbe stata presa in considerazione.
Oggi la conferma ufficiale. Gli Usa chiamano e l’Italia risponde. 
Ma è proprio necessario esporre l’Italia già nel mirino del fondamentalismo islamico a nuovi e più seri pericoli? Proprio l’Italia che per altro è il primo porto di approdo per i migranti che fuggono dalla Libia o dagli altri paesi in guerra e dove i terroristi potrebbero arrivare con maggiore facilità? 
Fino ad oggi Renzi saggiamente aveva escluso qualsiasi possibile coinvolgimento dell’Italia nell'ambito di operazioni militari soprattutto in Libia, ma ora improvvisamente il cambio di rotta. 

Italia pronta a concedere Sigonella agli Usa: quando Craxi disse no
Anche se l’Italia non invierà uomini in Libia, il fatto che dalla base aerea di Sigonella potranno partire gli aerei che andranno a bombardare le postazioni dell’Isis, di fatto la porta ad essere a tutti gli effetti un "paese in guerra".
Sono lontani gli anni in cui Bettino Craxi proprio a Sigonella si rese protagonista di un duro braccio di ferro con gli Usa e con l’amministrazione Reagan nel 1985.
A Sigonella gli americani avevano fatto atterrare l’aereo che trasportava in Tunisia i terroristi palestinesi autori del sequestro della nave italiana "Achille Lauro" a bordo della quale uccisero un turista ebreo americano. 
Gli Usa volevano portare i terroristi in America per processarli, ma Craxi si oppose in base al principio che spettasse all'Italia. L’omicidio infatti era stato commesso su una nave di nazionalità italiana e dunque su territorio italiano.
Si sfiorò lo scontro fra le forze di sicurezza statunitensi e i Carabinieri italiani giunti in forze a Sigonella per impedire la partenza dell’areo. 
L’Italia la spuntò e gli Usa alla fine rinunciarono al progetto di portare i terroristi in America. 
Craxi dimostrò in quell'occasione che l’Italia era sì alleata dell’America ma non suddita al punto di avvalorare anche una violazione del diritto internazionale.
Renzi fino ad oggi era sembrato ispirarsi proprio al Craxi di Sigonella. Fino ad oggi appunto.
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