Re Giorgio, le Donne e la Cacania. Il crepuscolo della mai nata Seconda Repubblica

03 aprile 2013 ore 9:00, intelligo
Re Giorgio, le Donne e la Cacania. Il crepuscolo della mai nata Seconda Repubblica
di Andrea Marcigliano Robert Musil, ne “L’uomo senza qualità”, chiama l’Impero Asburgico - giunto, ormai, nello scorcio finale del suo crepuscolo – Cacania. Nomignolo ironico – che deriva da Kiserlich-Königlich, ovvero Imperial-regio, Ka-Ka appunto – venato, però, di malinconico rispetto e di nostalgia. Nostalgia per un ordine, un rispetto della forma, un senso pubblico della dignità che andava sparendo, mentre un intero mondo tramontava al ritmo di un valzer viennese... Bene, in questi giorni, ascoltando i telegiornali e sfogliando le pagine dei quotidiani, mi è tornata in mente proprio la Cacania di Musil. Mi è tornata in mente, ovviamente, per palese contrasto con il momento (storico?) che stiamo attraversando. Perché anche noi, qui in Italia, si sta vivendo un nostro Crepuscolo. Crepuscolo della mai davvero nata, e malnata, Seconda Repubblica, certo, ma forse ancor di più crepuscolo della Repubblica Italiana o se vogliamo dell’Italia stessa... certo, non dell’Italia come realtà geografica, storica, culturale e spirituale, ma sicuramente della sua realtà come Stato, come struttura sociale, come coscienza comune.... insomma, per dirla ancora con Musil,  del suo “carattere nazionale”. Che è quello che, di una Nazione, dovrebbe venir fuori nei momenti di difficoltà. E purtroppo lo spettacolo di questi giorni tutto è stato, e tutto continua ad essere meno che confortante. Ricapitoliamo brevemente. O meglio, raccontiamo una... favoletta. Un segretario di partito che, ad onta di una situazione, per lui favorevolissima, è riuscito a perdere – e perdere malamente – le ultime elezioni, ha continuato, pervicacemente a proclamarsi Vincitore. E si è comportato come se invece del trenta per cento o poco più degli italiani, lo avessero votato con un plebiscito bulgaro, facendo, e continuando a tentare di fare, man bassa delle cariche istituzionali, per placare i famelici appetiti dei suoi sodali e associati, altrimenti già pronti a tagliargli la gola nella più classica congiura di palazzo. Incassato un incarico parziale e limitato – per il buon senso di un Perplesso Presidente – si è baloccato per una settimana ricevendo figure certo determinanti per dare all’Italia un governo: Roberto Saviano, don Ciotti, il WWF... dal che, probabilmente, gli analisti esteri hanno tratto l’impressione che il suo scopo fosse non occuparsi del Paese, ma salvare la foca monaca. Intanto, ovviamente, ha cercato di fare “scouting” – che in italiano corrente significa “comprare” – una quarantina di senatori eletti in alte liste. Avendo fallito anche in questo, si è cocciutamente rifiutato di rimettere il mandato, dimostrando che ‘unico destino che ha a cuore è il proprio politico personale. Dimenticavo: visto che l’unica maggioranza matematicamente possibile sarebbe quella fra il partito del nostro e la maggiore forza di opposizione, il Governissimo insomma, il Grande Stratega, divenuto Non Vincitore – l’Italia è ormai il paese della litote – si è pensato bene di proporre/l’ineleggibilità e magari anche l’arresto per il leader dell’opposizione..... che, certo, scheletri nell’armadio ne ha, ma una cosa simile manco nelle Repubbliche delle Banane sarebbe proponibile senza suscitare scandalo. A questo punto, il Vecchio Presidente – in scadenza di mandato e privo dei pieni poteri – ha tentato di salvare il salvabile, per evitare che la perdurante assenza di governo provocasse l’ennesima speculazione finanziaria contro il Paese. Ennesima e, si teme, esiziale. Ha così nominato due Commissioni di esperti bipartisan per cercare di dare almeno l’impressione – e i volatili Mercati di impressioni si nutrono – che in questo Bel Paese vi sia un briciolo, che so una possibilità di concordia. E, ovviamente, per predisporre quattro o cinque provvedimenti d’urgenza da far votare ad un Parlamento che non assomiglia al paventato, storico, “bivacco di manipoli”, quanto piuttosto a comitive di occasionali gitanti fuori porta. Commissioni subito lodate da tutti. E subito dopo, da tutti, ferocemente criticate. Per i motivi più vari e capziosi. Vi è chi ha parlato di Golpe, chi di Ritorno della Monarchia – manco fosse una sorta di malattia – chi di Foglia di Fico, chi, con maggiore aplomb, di Iniziativa Interessante, ma priva di potere effettivo.... Tra tutte, però, la polemica più veemente, rigorosamente bipartisan – ché è stata lanciata da un ampio arco “costituzionale” dalla Bonino alla Camusso alla Mussolini – è stata quella per l’assenza nelle Commissioni dei Saggi – usuale retorica da Paese dei Campanelli – di... Donne. Già, perché il problema non è lo Spread, il declassamento (imminente) a spazzatura dei tioli italiani, la Vacanza di Governo che testimonia drammaticamente l’assenza di una qualsivoglia classe dirigente.... il problema non sono le aziende che chiudono, la disoccupazione, i suicidi di operai ed imprenditori, l’analfabetismo politico di troppi parlamentari, la minaccia di una ripresa dei conflitti sociali.... Il Problema, quello con la P maiuscola, è che, in spregio alle pari opportunità, Re Giorgio si sia dimenticati di inserire Donne fra i (cosiddetti) Saggi. Niente da aggiungere. Niente da dire. Solo una pungente nostalgia per il Buon Gusto della vecchia Cacania.  
autore / intelligo
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