Senato. A Radio Vaticana Marcello Pera "viviseziona" la riforma renziana

03 aprile 2014 ore 14:39, intelligo
Senato. A Radio Vaticana Marcello Pera 'viviseziona' la riforma renziana
L'intervista a cura di Luca Collodi, responsabile del canale italiano di Radio Vaticana, a Marcello Pera, già Presidente del Senato si infila alla perfezione nell'attualità politica che discute di riforme costituzionali. E Pera è d'accordo con quanto proposto dall'esecutivo, non senza sottolineare alcune lacunosità: "Direi che la riforma costituzionale, anche del Senato, è necessaria. Tra i pochi che si ricorderanno di me, si ricorderanno che ero tra coloro che erano entrati in politica proprio per cambiare la nostra Costituzione, giudicata ormai inadeguata dopo 50, 60 anni. La riforma, secondo me, è quindi necessaria. Per essere franco quello che non ho ben compreso è se oggi si stia realmente discutendo della riforma della Costituzione o, invece, soltanto di una riforma politica". Collodi incalzandolo riesce anche a strappargli anche un commento sul pericolo di una svolta autoritaria, denunciata anche da Grillo, che metterebbe a rischio l'equilibrio dello Stato: "E' una lamentela che gli intellettuali della sinistra, oggi un po’ meno, hanno sempre lanciato negli anni passati. Ma non è così, se si guarda anche solo alla efficienza delle nostre Istituzioni, cioè al modo in cui producono volontà politica e quindi legislazione, si vede che la efficienza è molto bassa, che qualcosa si deve fare". Alla fine evidenzia delle criticità della riforma di Renzi. Pera è chiaro: "Eh, qui veniamo agli aspetti non solo tecnici. Intanto i non eletti dal popolo. Non riesco a capire se questa ventina di senatori nominati dal Presidente della Repubblica, non si capisce sulla base di quale criterio e quale cosa, questa cosa sia rimasta nel testo del governo. Penso che ci sarebbe stato un modo più semplice ed anche più efficiente. Veda. Ci sono tante forme di Senato. Il Senato americano non è quello tedesco. Se si vuole andare nella direzione del Senato tedesco, delle autonomie o delle regioni, allora altri rappresentanti non hanno nessun senso. Ho l’impressione che ci sia una forma di incertezza sulla natura, sulla figura, sul ruolo del senato. Anche le competenze che gli vengono lasciate non sono ben definite, non si sa bene che cosa questi senatori devono fare. Si aggiunga, ahimè, che insomma, c’è un po’ di demagogia e di populismo che è nato in Italia dalla famosa disputa contro la cosiddetta casta".
autore / intelligo
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