La via Crucis al Colosseo di Francesco: la Passione dei cristiani di ieri e di oggi

03 aprile 2015, Americo Mascarucci
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Questa sera la tradizionale Via Crucis al Colosseo presieduta da papa Francesco, con le meditazioni scritte dal vescovo emerito di Novara Renato Corti

 Il filo conduttore delle 14 stazioni che ricordano il viaggio di Gesù verso il calvario, le cadute sotto il peso della croce, l’incontro con la Veronica ed infine la crocifissione e la deposizione nel sepolcro avranno come filo conduttore “la custodia”. La croce che custodisce il mondo, da qui parte la via crucis di quest’anno che, come avviene solitamente, non mancherà di guardare ai problemi del mondo. 

 Monsignor Corti ha già dato un’anticipazione dei temi che saranno affrontati lungo il cammino con particolare riguardo alla necessità di abolire la pena di morte e la tortura, pratiche ancora vigenti e legalizzate in diverse parti del mondo, lo scandalo dei bambini soldato, la vendita degli esseri umani, l’uccisione degli innocenti. Meditazioni che anche quest’anno sembrano contenere una forte impronta bergogliana, la stessa che fu chiaramente evidente negli scritti dell’arcivescovo di Campobasso Giancarlo Bregantini autore delle meditazioni dello scorso anno, impostate sui temi sociali e sul lavoro quale strumento di riscatto della dignità di ogni essere umano. La dignità ferita in ogni modo, sotto varie e diverse forme, una dignità da difendere e tutelare in ogni ambito sociale, politico ed economico. Un pensiero non potrà non andare ai cristiani perseguitati, in Siria, in Iraq, in Pakistan, in Nigeria dove l’odio del fondamentalismo islamico si sta abbattendo sui seguaci di Cristo come ai tempi dell’Impero romano. Quale migliore location del Colosseo per ricordare il martirio dei cristiani e per gridare tutto lo sdegno per le pratiche brutali utilizzate dai macellai dell’Isis, di Boko Aram e di altre organizzazioni terroristiche del mondo islamico? 

Ma Corti guarda anche a ciò che di buono esiste nel mondo, ad esempio l’impegno dei tanti missionari che proprio in contesti difficili e a rischio della propria vita lottano per la dignità delle persone, ad iniziare dalle creature più indifese. «Questa situazione internazionale così difficile per i cristiani e oscura per il futuro spiega monsignor Corti – conduce a comprendere con maggiore chiarezza da parte di noi cristiani che il Vangelo è il meglio per l’uomo e che non c’è nulla che lo difende così tanto, e che l’avere incontrato il Signore Gesù Cristo è una grande fortuna». 

Eh sì, perché solo Cristo è davvero testimone di pace, amore, fratellanza universale ed è anche per questo che contro la croce si è sempre scagliata nei secoli passati e ancora oggi la furia di chi considera valori come tolleranza e solidarietà degli stereotipi da combattere ed estirpare. Papa Francesco dopo aver ripetuto ieri sera il gesto di Gesù nell’ultima cena, quello cioè di lavare i piedi agli apostoli, riscoprendo il valore di quella “Chiesa del grembiule” tanto cara a don Tonino Bello, oggi si appresta a celebrare la morte di Cristo sulla croce, ossia il culmine della missione salvifica di Dio per l’umanità. La croce rappresenta infatti lo strumento con cui il Padre ha scelto di riscattare l’uomo dal peccato, lavando le colpe del mondo con il sangue del proprio figlio, versato appunto per la remissione di tutte le colpe. Una morte dunque inevitabile ma che, come lo stesso Francesco ha spiegato in occasione della celebrazione della Domenica delle Palme, non è la fine, ma l’inizio di tutto. 

Gesù non è nato già morto come sostengono tanti, essendo venuto al mondo per morire sulla croce, ma è nato vivo, perché è con la Resurrezione che si è compiuto il mistero d’amore di Dio. Ecco quindi il concetto di custodia da intendere come dovere di custodire l’amore che Dio ha donato al mondo tramite Gesù crocifisso e risorto. Ma l’uomo è davvero in grado di custodire l’amore di Dio? 

Questa ovviamente la grande sfida cui sono chiamasti i cristiani, è questo ciò che stasera cercheranno di farci comprendere le quattordici stazioni delle via dolorosa.
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