L'ex ministro Antonio Di Pietro a Delrio: "Ti serviranno quattro occhi. Cosa ti consiglio"

03 aprile 2015, Andrea De Angelis
Antonio Di Pietro è stato tra i primi a chiedere le dimissioni di Lupi da ministro delle Infrastrutture dopo l'arresto di Incalza. Adesso, dalle pagine di IntelligoNews, i suoi auguri al successore Delrio, con tanto di consigli e ammonimenti...

L'ex ministro Antonio Di Pietro a Delrio: 'Ti serviranno quattro occhi. Cosa ti consiglio'
Con Delrio il premier Renzi ha fatto la scelta giusta e nei tempi giusti?

«Certamente un ministero così delicato e importante non poteva essere lasciato privo di una dirigenza politica. L'idea stessa che quel ministero venisse assegnato al Presidente del Consiglio era una abnormità. Se l'ha fatto come è stato solo per qualche giorno, per trovare la quadratura del cerchio è comprensibile, ma se l'avesse tenuto sarebbe stato un errore perché lì bisogna starci mattina e sera e con quattro occhi al posto di due».

Lei è stato tra i primi a chiedere le dimissioni di Lupi...

«Oltre che una necessità è stata un'opportunità e Lupi ha fatto bene a dimettersi perché aveva perso credibilità politica. Al di là delle valutazioni giudiziarie è emerso che il vero ministro non era lui, ma altri...
In questo modo l'ex ministro può far valere meglio la sua posizione e credo che oggi farebbe bene a divenire ausilio per gli organi giudiziari, così che possa contribuire a far capire cosa non funzionava lì dentro». 

Diciamo a Delrio cos'è che non funziona?

«La scelta della Legge obiettivo ha creato un ministero dentro al ministero che da una parte aveva aspirato tutte le funzioni proprie del ruolo ministeriale, dall'altra le svolgeva utilizzando una legge abnorme sul piano della trasparenza. I risultati poi si sono visti. 
Io poiché venivo da un'esperienza diversa appena arrivato mandai a casa tutti i commissari che si trovavano nei territori, a cominciare da Incalza e non solo, ne mandai via una ventina e sostituii Balducci...».

La soddisfa la scelta di Delrio?

«Il mio comportamento fu dovuto al fatto che conoscevo bene i meccanismi. Ora Delrio li conosce o meno i meccanismi? Questo non lo so, non lo conosco direttamente e non posso darne un giudizio. So soltanto che da oggi dovrà lavorare con professionalità e senza creare centri personali di potere. Non mi sento di darne una valutazione né positiva né negativa, semplicemente voglio vederlo ai fatti».

Diamogli dei suggerimenti. 

«Il primo è di informarsi bene perché lì dentro ci sono tante belle professionalità, competenti e con le mani pulite. Bisogna ridare loro voce, restituire un ruolo serio ai provveditorati e alle opere pubbliche nei territori affinché non siano soltanto delle bandierine. Soprattutto deve farsi promotore di una cancellazione della cosiddetta Legge obiettivo e di una rivisitazione completa della legge sugli appalti, coordinandosi sia per la stesura, sia per la parte organizzativa che per le informazioni e lo scambio di documentazioni con l'anticorruzione di Cantone». 

Magari a Delrio avrebbe preferito una figura come quelle di Cantone o Gratteri?

«No, lì ci vuole una responsabilità politica. Io ci andai non solo per l'esperienza di magistrato, ma anche come leader politico. Bisogna prendere scelte politiche in quel ministero, decidere quali opere fare e quali non fare, come utilizzare i pochi soldi a disposizione. C'è bisogno di capacità ed esperienza, ma anche di responsabilità politica da condividere con la coalizione. Non è sufficiente cercare l'uomo della provvidenza...».

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