Flos Olei Day: il Made in Italy da mangiare un po' federalista. Frantoio Batta: "Olio ucciso dalla burocrazia"

03 dicembre 2013 ore 14:43, intelligo
di Giuseppe Tetto
Flos Olei Day: il Made in Italy da mangiare un po' federalista. Frantoio Batta: 'Olio ucciso dalla burocrazia'

Esaltare i sensi del gusto e dell’olfatto, facendo conoscere il meglio delle eccellenze dell’olio extravergine d’oliva. Non solo del contesto italiano, ma anche dello scenario internazionale. È stato questo l’obiettivo del Flos Olei Day, giornata dedicata alla presentazione dell’unica guida mondiale dell’extravergine e all’incontro con i produttori che rappresentano il gotha internazionale del comparto. Andato in scena domenica scorsa presso i saloni del The Westin Excelsior di Roma, l’incontro è stata l’occasione, per oltre 60 aziende del comparto nostrano e globale,  non solo di mettere sul piatto (e non solo quello metaforico) il meglio della produzione, ma anche di fare il punto sulla situazione drammatica delle piccole aziende italiane. Una condizione che negli anni ha trovato “finanziamenti” solo dalla passione degli imprenditori e che continua a combattere contro una burocrazia schiacciante che penalizza le tante realtà regionali, piccoli diamanti lasciati sepolti sotto un terriccio di sconsideratezza.
Flos Olei Day: il Made in Italy da mangiare un po' federalista. Frantoio Batta: 'Olio ucciso dalla burocrazia'
Flos Olei Day: il Made in Italy da mangiare un po' federalista. Frantoio Batta: 'Olio ucciso dalla burocrazia'
Certo, non mancano i segnali positivi. Prendendo in considerazione il fatto che negli ultimi anni la produzione olearia di qualità ha lasciato il recinto dell’area Mediterranea, estendendosi a luoghi lontani come Argentina, Cile, Uruguay, Sudafrica (dove si possono trovare le olive dell’Umbria) o Nuova Zelanda,  sono stati raggiunti ottimi traguardi come l’introduzione di normative sull’origine e sull’etichettatura, l’inserimento di nuovi parametri chimici utili per la lotta alle frodi e la maggiore riconoscibilità dei marchi Dop, Igp e Agricoltura Biologica. Ma questi sono piccoli passi: le Pmi del settore nostrano purtroppo devono fare i conti con uno Stato che poco fa per tutelare il suo mercato e che indirizza verso una delocalizzazione forzatamente “felice”, limitando così il mercato per le realtà di qualità. Per renderci conto meglio delle difficoltà dei piccoli imprenditori del comparto, Intelligonews ha ascoltato la testimonianza di Giovanni Batta, proprietario dell’omonima centenaria azienda agraria umbra (nella foto la moglie Giuliana, ndr). 

Quali sono le note dolenti per la crescita della sua azienda, che ha vinto molti premi? «Purtroppo sono molte. Le piccole realtà come la nostra non hanno la possibilità di evolversi, se voglio preservare la propria caratteristica di qualità. Questo però ci fa  andare incontro a problemi di costi enormi: ad esempio la maggior parte della raccolta è fatta a mano e la potatura non può essere meccanica. E senza un aiuto delle istituzioni non si può andare lontano».  

Ma lo Stato non fa nulla per agevolare i costi del vostro lavoro? «Il problema è che siamo bloccati da una burocrazia asfissiante. Prendiamo ad esempio le esportazioni: ci sono tante di quelle complicazioni, di modelli da riempire che non si immagina, come per le dogane. Il mio prodotto è biologico ma è riconosciuto in alcuni mercati esteri con la tradizionale certificazione. Bisogna quindi fare una trafila lunghissima e costosa per acquisire i vari lasciapassare, parlando di cifre che superano i 400 euro. Spese che fanno lievitare i prezzi. E a rimetterci sono le aziende che vanno avanti solo per passione, perché di convenienza ce n'è ben poca». 

Quanto complica le cose la concorrenza estera? «La concorrenza, non solo estera ma anche dell’olio industriale, è sotto gli occhi di tutti. Basta andare al supermercato dove trova bottiglie anche sotto i tre euro a litro e a noi soltanto la raccolta ci viene a costare dai 5 ai 6 euro a litro. Costi che si rifanno sui lavoratori. In Italia arrivano oli esteri a basso costo, per esempio dal Marocco dove la manodopera è sotto pagata e non hanno una pressione fiscale così elevata. Un operaio tenuto in regola, anche dandogli poco, costa più di 30 euro al giorno, capisce che così i prezzi del prodotto saranno sempre più elevati».  

Il governo cosa fa per tutelare i vostri prodotti dalla concorrenza a basso costo? «Ma guardi, ormai con la globalizzazione non tutela più niente nessuno, c’è poco da fare. Il mercato dell’olio, quello importante, è in mano a poche multinazionali che fanno il buono e il cattivo tempo con chi produce le olive e pagano quattro soldi. Lo Stato purtroppo fa veramente poco. Qualcosa arriva dall’Unione europea, dai 200 a 300 euro l’anno per ettaro, arrivando quasi a 500 euro se il prodotto è biologico, ma è poca cosa. Poi negli ultimi tempi è cambiato anche il regolamento, prima chi produceva più olio riceveva maggiori finanziamenti, oggi invece si guarda al terreno, riducendo di molto la cifra. Capisce bene, che se non si è mossi dalla passione, realtà come la mia, che produce da più di mezzo secolo, non si va molto avanti».
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