Il Natale batte la crisi? Intanto chiudono 200 imprese al giorno

03 dicembre 2015 ore 10:49, Luca Lippi
Il Natale batte la crisi? Intanto chiudono 200 imprese al giorno
E' in arrivo un Natale finalmente positivo, con una crescita complessiva dei consumi dell'1,3% rispetto allo scorso anno, grazie anche all'aumento dell'1,6% dell'ammontare delle tredicesime. Di conseguenza la spesa per i regali (10 miliardi, 166 euro a persona), crescerà del 5% in più del 2014. E' la previsione illustrata dal responsabile dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, nel corso della tradizionale conferenza stampa convocata a Roma per fare il punto sulle spese di fine anno. I livelli pre-crisi restano ancora lontani: i consumi saranno inferiori del 3,5% rispetto al 2008 e la spesa per i regali del 30% rispetto al 2009.

Facciamo due conti veloci: Milano, Torino, Genova, Roma o il Sud Italia, è sempre uguale, secondo Confesercenti i settori più colpiti dalla crisi sono bar e ristoranti, librerie e negozi di abbigliamento. Tra luglio e agosto del 2014 per ogni nuova impresa commerciale avviata, ben due sono defunte. A giugno 2014 più del 40 per cento delle attività aperte nel 2010 ha chiuso e bruciato investimenti per 2,7 miliardi di euro, il trend ha subito un’accelerazione ma non ci sono ancora dati ufficiali. Unioncamere dice che nel primo trimestre del 2015 hanno chiuso 200 imprese al giorno, un rallentamento nell’incedere delle chiusure ma c’è da considerare che si riduce progressivamente anche il numero di attività, nel senso che il rallentamento è dovuto principalmente al fatto che il grosso delle attività ha già chiuso negli anni precedenti. Inutile infierire di più, ma la statistica dice poco e niente, che senso ha dichiarare che “probabilmente” si spenderà di più? Si vuole provocare l’orgoglio della gente facendogli credere che non ci sono motivi per comprare un regalino? E dove lo comprerebbero? Ormai le attività commerciali sono bancarelle e mercatini, un mercato tutto sommato sommerso, del quale si più rilevarne la consistenza dalla buona fede dei compratori ma che fiscalmente non produce alcun reddito allo Stato giacché fra mercatini più o meno autorizzati e mercato nero in enorme sviluppo di scontrini e fatture non se ne vede traccia.

Se i consumi aumentano solo perché ci sono due spiccioli in più sulle tredicesime allora possiamo fare gli statistici tutti, oppure (come sempre) è buono tutto e il contrario di tutto. Secondo noi basta fare un giro per centri e vie metropolitane per capire che neanche a mettere un clown fuori le poche vetrine rimaste accese la gente ha sentimento per comprare. Anche fosse vero che aumentano i sottoscrittori di contratti di mutuo (e non è vero) già questo fa capire che almeno questo bacino d’utenza non ha possibilità di spendere altro, e allora si mettessero d’accordo gli statistici, se i redditi diminuiscono e le attività chiudono, ma come si può ipotizzare che i consumi aumentino a ritmi sufficienti per rilanciare la crescita? Fiumi di parole, starà succedendo sicuramente qualcosa che non dobbiamo sapere!

autore / Luca Lippi
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