La medaglia d’oro del Nobel Quasimodo: una sofferenza dietro l’asta del figlio

03 dicembre 2015 ore 10:59, intelligo
La medaglia d’oro del Nobel Quasimodo: una sofferenza dietro l’asta del figlio
Ventitrè carati, oro puro, medaglia d’oro, premio Nobel, Salvatore Quasimodo. Sono le parole chiave di un evento che non ha mancato di suscitare polemiche. Il fatto in questione è che la medaglia d’oro ricevuta dal poeta siciliano il 10 dicembre del 1959 a Stoccolma durante la cerimonia di aggiudicazione dei premi Nobel, è stata battuta all’asta. Valore centomila euro: se l’è aggiudicata un collezionista di Firenze, appassionato di numismatica. Il tutto è avvenuto nella casa d’aste torinese Bolaffi dove il collezionista fiorentino (che cerca, acquista e custodisce medaglie fin da adolescente) è stato protagonista di una serie di rilanci rispetto alla base d’asta fissata in cinquantamila euro. La passione per la numismatica è tale che lui a Firenze è titolare di un negozio specializzato. “Il lotto che ho acquistato è un bell’oggetto oltre che un investimento. Sono stato fortunato ad aggiudicarmelo per 100mila euro, per il momento lo terrò per me”, ha spiegato il professionista. 

L’unico vincolo posto sulla medaglia del premio Nobel Quasimodo, è che siccome l’oggetto è sottoposto a procedimento per interesse culturale da parte del ministero per i Beni Culturali, non può essere acquistata per poi essere portata fuori dai confini nazionali. Una parte della commissioni di vendita, circa ventimila euro, sarà destinata a uno scopo benefico: finanziarie una borsa di studio per un corso di laurea triennale a Milano, allo studente più bravo dell’Istituto tecnico “A. M. Jaci” di Messina. Si tratta della scuola che Salvatore Quasimodo frequentò prima di trasferirsi a Roma, a Firenze e infine a Milano.

La decisione di mettere all’asta la medaglia di Quasimodo, è stata presa dal figlio del poeta siciliano, Alessandro Quasimodo (oggi 76enne), che in un’intervista al Quotidiano.net ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a una scelta abbastanza sofferta. “Sono in difficoltà economiche, vendo tutto”, spiega, pur nella consapevolezza che “mio padre il Nobel l’ha avuto, nessuno può più toglierglielo. Non sono più un bambino. Non sono più un bambino e desidero che queste memorie abbiano una loro destinazione dignitosa, meglio se presso un’istituzione italiana piuttosto che straniera. Non sono un feticista, non passo il mio tempo ad ammirare e lustrare medaglie, sono cose che non mi interessano”. Quanto ai diritti di autore aggiunge: “Sono ridotti al minimo. Sa quanto fruttano all'anno? Duemila euro, e io cosa dovrei fare con duemila euro? Chi mi critica è lo stesso che poi si venderebbe anche la mamma”.  Alessandro Quasimodo è un attore e aggiunge di vivere “della mia arte. Faccio recital, teatro, convegni, faccio anche il regista, ma è sempre più difficile farsi pagare, soprattutto dalle amministrazioni. Non posso andare a vivere sotto i ponti. I benpensanti pensino ai fatti loro, per favore”. 

LuBi

autore / intelligo
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