Quel caos sull'articolo 18: Madia "correttiva" ripara con nuove norme

03 dicembre 2015 ore 11:49, Americo Mascarucci
Quel caos sull'articolo 18: Madia 'correttiva' ripara con nuove norme
Le restrizioni all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non valgono per gli statali ma soltanto per il settore privato: parola dal Governo. Invece no, valgono anche per il pubblico impiego, parola della Corte Costituzionale. 
Lo Statuto dei lavoratori riformato dal Governo Renzi dunque secondo i giudici della Consulta non può essere applicato soltanto al settore privato e questo perché questa diversità di trattamento non risulterebbe adeguatamente specificata. 
Tuttavia il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia tranquillizza i dipendenti pubblici annunciando che saranno introdotte norme per riaffermare in maniera chiara il principio che il Jobs Act non può essere applicato al settore pubblico in virtù della diversa natura dei datori di lavoro e delle modalità di assunzione.
I dipendenti pubblici infatti sono assunti tramite concorso e questa particolarità li metterebbe dunque al riparo dalle modifiche dell’articolo 18. Il Governo forse pensava che non fosse così necessario specificarlo, che fosse scontato, invece i giudici hanno sottolineato che così come è impostata la legge non farebbe nessuna differenza sostanziale fra comparto pubblico e privato. 
Le uniche categorie realmente al riparo sarebbero gli insegnanti, i magistrati e i militari. 
Ad oggi dunque alla luce della sentenza della Consulta, anche un dipendente pubblico potrebbe essere licenziato in base alle nuove norme che, modificando l’articolo 18 dello Statuto, non obbligano più il datore di lavoro a riassumere il dipendente ingiustamente licenziato sostituendo il reintegro con un indennizzo. 
Le norme correttive annunciate dal Ministro Madia comunque non arriveranno a breve: il decreto legislativo di riordino del lavoro pubblico fa parte del secondo blocco di provvedimenti attuativi che devono essere approvati e la loro calendarizzazione è prevista verso la metà del 2016. 
Al momento dunque lo scenario è il seguente. Tutti i contratti a tempo indeterminato stipulati prima dell’entrata in vigore del Jobs Act restano coperti dalla vecchia normativa anche quelli del settore privato, quindi in caso di ingiusto licenziamento sarà d’obbligo il reintegro seppur con le eccezioni introdotte dalla Legge Fornero. 
Il caso è venuto alla luce in seguito al licenziamento di un dirigente pubblico di Agrigento reintegrato però perché il provvedimento era stato adottato da una sola persona e non da una commissione disciplinare composta da un numero minimo di tre membri come prevede la legge Fornero. Insomma il licenziamento per giusta causa è già applicabile ai dipendenti pubblici che hanno commesso abusi tali da compromettere la credibilità della pubblica amministrazione.
L'esigenza del Governo è ora quella di risolvere il "pasticcio" generato dall'entrata in vigore del Jobs Act ribadendo chiaramente l'interpretazione delle norme che regolano il settore pubblico e quello privato, rimarcando le differenze di trattamento fra i lavoratori dei due comparti. Con i sindacati che tuttavia hanno evidenziato come la sentenza della Consulta non faccia altro che rimarcare come, dal punto di vista normativo, è profondamente ingiusto distinguere le tutele, restringendole da una parte e lasciandole sostanzialmente immutate dall'altra.
Ma è il settore privato ad oggi quello da cui possono arrivare maggiori assunzioni ed è quello in cui quindi è più avvertito il bisogno di una maggiore flessibilità. 
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