Denuncia-choc: Don Ciotti prende a sberle un lavoratore che non voleva restare in nero

03 gennaio 2014 ore 12:56, intelligo
Denuncia-choc: Don Ciotti prende a sberle un lavoratore che non voleva restare in nero
di Claudia Farallo. Sembra incredibile, ma Don Luigi Ciotti avrebbe preso a sberle e pedate un lavoratore che protestava perché non voleva più essere pagato in nero. L'episodio risalirebbe al 2011 ma è stato rivelato solo ora, prima su Facebook e poi sul quotidiano Libero. Protagonista è Filippo Lazzara, lavoratore di origini siciliane impegnato nell'associazionismo, che proprio nel 2011 aveva depositato una denuncia, poi ritirata, contro il prete fondatore dell'associazione Libera. Ma la ferita resta. Ecco i fatti. Nel 2010, Filippo  lavorava con un contratto a tempo indeterminato in un supermercato a Partinico, in provincia di Palermo. Conosce don Ciotti, che gli offre la possibilità di lavorare per lui e rifarsi un'altra vita in Piemonte. Così, il lavoratore si convince a denunciare il supermercato per infiltrazioni mafiose e si trasferisce al Nord. «Don Ciotti mi fa lavorare per alcuni mesi presso la Certosa», scrive Filippo nella denuncia e «precisamente presso l’associazione 15-15». Poi, il lavoratore viene trasferito all’associazione «Filo d’erba» del gruppo Abele, che fa sempre capo a don Ciotti. In questo impiego, però, non è in regola. Dopo ripetuti tentativi, Filippo riesce ad incontrare il fondatore di Libera per chiedergli di essere messo a norma, ma la situazione degenera. Don Ciotti sarebbe infatti passato alle mani, colpendo il lavoratore con pugni e calci. La prognosi al pronto soccorso sarebbe stato di 10 giorni. La prova dell'accaduto sarebbe contenuta in una lettera privata indirizzata da don Cotti a Filippo, ora diffusa, nella quale  il sacerdote fa riferimento alle percosse: si scusa per le «sberle», le «pedate» e «i nervi saltati, un po’ per la stanchezza e un po’ per il tuo modo di fare». E dice: «Quelle pedate le merito io». Ora Filippo racconta della propria disperazione: «Oltre a essere stato picchiato, mi hanno fatto terreno bruciato intorno. Non avevo un lavoro e non sapevo dove sbattere la testa. Lui è un intoccabile». E si sfoga: «Denunciare lui è come denunciare Nelson Mandela. Chi mi crede? Chi starà dalla mia parte? Per me tutte le porte si sono chiuse. Per il peso che ha, in certi ambienti, don Ciotti è come il Papa. Ma ricevere dei cazzotti dal Papa è una cosa che ti lascia scosso. Se questa è l'antimafia...».
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]