Il renzismo soffia sul Colle, ecco la nuova diarchia che è appena cominciata...

03 gennaio 2015 ore 9:15, Lucia Bigozzi
napolitanoIl renzismo soffia sul Colle, come il Burian che ha stretto l'Italia in una morsa di gelo in quest'alba del 2015. I giochi, quelli veri, sono iniziati 72 ore fa, quando “Re Giorgio” si è congedato dagli italiani confermando quelle “dimissioni imminenti” che solo una settimana fa avevano accelerato la macchina della successione. EFFETTO RENZI. Apparentemente il premier si tiene alla larga dalla partita più importante che si è appena aperta e che, gioco-forza, condizionerà anche il suo mandato a Palazzo Chigi. Nelle dichiarazioni di rito Matteo Renzi ripete di essere tranquillo, dice che tutto procederà senza strappi né franchi tiratori-modello 101, che tra le forze politiche prevarrà il buon senso e al Colle arriverà una personalità di elevatissimo profilo. Non aggiunge altro, il che porta a pensare che dietro alla tattica renziana ci sia l'intenzione di “gestire” le danze in Parlamento. Insomma, l'impressione è che l'imprinting di Palazzo Chigi sul Colle ci sia e, nonostante il low profile, stia con entrambi i piedi ben piantato nel terreno di gioco. Di più: secondo gli spifferi di Intelligonews l'epoca del premier-segretario Pd avrebbe già cambiato i connotati della ritualità consolidate, delle mediazioni con le opposizioni, dei giri di valzer attorno al toto-nomi. Un modus operandi che avrebbe modificato lo schema tradizionale: se prima, infatti, sul nuovo inquilino del Colle contava molto il rapporto tra premier e presidente della Repubblica uscente, adesso pare che la “nuova diarchia” veda un Renzi al volante dell'auto diretta al Colle e l'inquilino che verrà a ratificare una scelta politica già decisa. In sostanza, una sorta di funzione “notarile” per chi uscirà dal cilindro degli accordi politici. Già, ma chi uscirà dal “cilindro parlamentare?” LA ROTTA DI NAPOLITANO. Il discorso di fine anno non è stato solo un commiato “perchè non posso più sottovalutare i segni dell'affaticamento” per chi come Napolitano ha dovuto ri-prendere in mano il timone di fronte alla politica incapace di decidere. Riforme, anzitutto, è il leit motiv che ha accompagnato il suo secondo sì di fronte a un parlamento ingessato da veti incrociati e franchi tiratori di turno. Sollecitazioni continue, moral suasion, richiami e moniti si sono levati dal Colle durante il 2014 della politica chiamata a fare, non a chiacchierare. E nell'ultimo discorso agli italiani il tema si è trasformato nell'identikit di chi salirà al Colle dopo di lui. Napolitano, ancora una volta, ha tracciato la rotta, indicato la via per risollevare il Paese dal dramma della disoccupazione e di un'economia col freno tirato, per “bonificarlo” dal “marciume” della corruzione. Il suo successore dovrà farsene carico, come tutti gli italiani ha ripetuto alla fine del suo intervento. Uno sprone alla politica che deve tornare a fare la Politica, ma al tempo stesso la consapevolezza che il nuovo presidente della Repubblica dovrà accompagnare il Paese fuori dalla crisi, ora che anche l'Istat individua nel 2015 l'anno della ripresa. Un manifesto ideologico e politico, all'interno del quale il richiamo ai valori dell'unità nazionale e al vincolo che lega gli italiani alla Costituzione, è il caposaldo. Pare di capire, che il profilo migliore indicato seppure indirettamente da Napolitano, non potrà che essere quello di una persona esperta, capace di visione e lungimiranza. Tradotto: un “addetto ai lavori”. Messaggio a Renzi?
autore / Lucia Bigozzi
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