Bologna, Caffarra ‘lascia’ ma nella corsa alla successione non c’è solo Lambiasi

03 giugno 2013 ore 11:44, Americo Mascarucci
Bologna, Caffarra ‘lascia’ ma nella corsa alla successione non c’è solo Lambiasi
A Bologna si è aperta la successione all’arcivescovo Carlo Caffarra. Il porporato ha compiuto settantacinque anni, e come prevede il canone 354 del Codice di Diritto Canonico, rimetterà la “rinuncia all’ufficio” nelle mani del Papa. Il Pontefice, se volesse, potrebbe anche prorogargli l’incarico, ma lo stesso Caffarra ha lasciato intendere che questa non sarebbe l’intenzione di Francesco. Quindi, fatte le opportune valutazioni, il Papa potrebbe procedere in tempi più o meno brevi alla nomina del successore. Fino a qualche mese fa era dato favorito il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi di tendenze progressiste. Lambiasi è stato assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica ed era stato candidato dai settori progressisti della Chiesa alla guida dell’Arcidiocesi di Milano per garantire continuità con le esperienze pastorali di Carlo Maria Martini e di Dionigi Tettamanzi.
La scelta di Benedetto XVI ricadde poi su Angelo Scola, quindi su un conservatore vicino alle posizioni di Ratzinger. Indiscrezioni vaticane lasciarono però intendere che i progressisti, in cambio della rinuncia alla prestigiosa cattedra di Sant’Ambrogio, avevano ottenuto la garanzia della promozione dello stesso Lambiasi al posto di Caffarra. Adesso tutto è cambiato, e anche gli eventuali scenari prefigurati in passato potrebbero essere stravolti dalle mosse imprevedibili di Bergoglio. Lambiasi continua ad essere il candidato dei progressisti, dentro e fuori la Chiesa, e l’apprezzamento di Repubblica, quasi una benedizione laica per il vescovo di Rimini, ne è la conferma. I conservatori, in alternativa, sembrano puntare sul vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca molto vicino a Caffarra, ma contro di lui gioca il fatto di essersi insediato alla guida dell’Arcidiocesi emiliana soltanto da sei mesi. Nel fronte moderato invece c’è chi spinge per il vescovo di Carpi Francesco Cavina che potrebbe configurarsi a tutti gli effetti come candidato di mediazione. Lambiasi pare incontrare anche ostilità negli ambienti di Comunione e Liberazione, da cui proviene invece Camisasca. Infatti, nonostante guidi la diocesi in cui ogni anno si svolge il Meeting dell’amicizia fra i popoli, Lambiasi non ha mai legato con i discepoli di don Luigi Giussani, forse proprio in virtù della sua appartenenza organica all’Azione Cattolica. Qualora la scelta di Francesco dovesse ricadere su Lambiasi, il nuovo arcivescovo, per quanto progressista, si troverebbe subito ad ereditare la patata bollente dello scontro che ha diviso nelle settimane scorse cattolici e laici sul tema della parità scolastica. Così come Scola a Milano si è trovato a dover gestire la conflittualità con l’Amministrazione Pisapia in tema di coppie di fatto, aborto ed altre questioni etiche, così il successore di Caffarra dovrà preoccuparsi di difendere le scuole materne cattoliche dai tentativi di privarle del contributo comunale. A quel punto il progressismo di Lambiasi non potrà che essere, se non proprio identico, quanto meno simile al conservatorismo di Caffarra. Perché, il pluralismo educativo, non è un valore esclusivamente cattolico, ma soprattutto un principio di democrazia. Lo ha insegnato un autentico progressista come Carlo Maria Martini.
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