Ceccanti: «Riforme, l’unica via è il semipresidenzialismo con doppio turno. Niente soldi ai partiti senza la modifica costituzionale»

03 giugno 2013 ore 16:26, Domenico Naso
Ceccanti: «Riforme, l’unica via è il semipresidenzialismo con doppio turno. Niente soldi ai partiti senza la modifica costituzionale»
Docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma e già senatore del Pd (non ricandidato nel 2013, tra le proteste di una larga parte del partito), Stefano Ceccanti è da sempre sostenitore di una riforma semipresidenzialista e, adesso che persino a sinistra si aprono spiragli importanti, racconta a Intelligo come sia l’unica riforma possibile per salvare il sistema politico italiano, affiancandola ad una legge seria sul conflitto di interesse (che non serve solo per Berlusconi). Una strada senza alternative, da percorrere nonostante la sinistra conservatrice. Renzi, Veltroni, Prodi, Letta. Il centrosinistra si è convertito al semipresidenzialismo? «Non mi sembra si possa parlare di conversione. Tutti ci scordiamo che, per esempio, la tesi numero uno dell’Ulivo del 1996 prevedeva già un’apertura verso questa possibilità. Più che una conversione è una presa d’atto della debolezza del sistema dei partiti. Quando il sistema dei partiti è sfrangiato in maniera stabile, è difficile poter prescindere da un’elezione diretta del vertice dell’esecutivo come elemento di stabilizzazione del quadro. Il sistema sembra strutturalmente indebolito, in maniera molto simile alla Francia della Quarta Repubblica. Mentre negli anni precedenti si poteva pensare a un sistema dove si poteva puntare su una razionalizzazione del sistema parlamentare, oggi sembra datato». Qualcuno a sinistra continua a resistere. Rosy Bindi, Vendola, Rodotà. Perché la sinistra ha sempre avuto questo rapporto difficile con l’ipotesi semipresidenzialista? «Ci sono due punti di vista diversi, a sinistra. Ci sono coloro che sono a priori contrari e che da sempre hanno avuto una posizione iperconservatrice, come il professor Rodotà che già ai tempi della commissione Botti nei primi anni Ottanta era contrario a qualsiasi riforma incisiva su legge elettorale, regolamenti parlamentari e Costituzione; poi ci sono quelli come Rosy Bindi che sono convinti di poter mettere insieme un sistema maggioritario per il Parlamento con un blocco sulla Costituzione. Mentre i primi hanno una posizione sbagliata ma coerente, i secondi non si rendono conto del livello di debolezza del sistema attuale. Senza intervenire sulla forma di governo, come è successo per i comuni e le regioni, non si può riuscire a far funzionare il sistema, magari solo sulla base di un sistema maggioritario. Tutti e due i filoni hanno una contraddizione politica: sono contrari al governo di larghe intese e rifiutano la soluzione costituzionale che consentirebbe di fare a meno in maniera permanente delle larghe intese». L’elezione diretta del capo dello Stato potrebbe favorire Berlusconi? «Favorirebbe l’Italia». Quale sarebbe il modello migliore per l’Italia? E la legge elettorale? «Esiste un’unica forma adatta al nostro paese ed è quella francese. Con la legge elettorale a doppio turno». È la volta buona? Ci crede davvero? «Non so se si arriverà fino in fondo. Ma non esiste un’alternativa, non c’è un altro modello che riscuota analoghi consensi». In questo cambiamento di posizione a sinistra, quanto conta la posizione di Renzi? «Io penso che sia stata molto utile, ma ancora di più lo è stata l’autorevolezza con cui Romano Prodi ha proposto questa soluzione». Oggi la Finocchiaro parla di un possibile dialogo sul semipresidenzialismo ma solo dopo l’approvazione di una legge sul conflitto di interesse. Che ne pensa? «È un requisito fondamentale. Bisogna fare entrambe le cose». Per fermare Berlusconi? «Guardi, dobbiamo spersonalizzare la questione. La legge sul conflitto di interesse non serve solo nel caso di Berlusconi. Serve semplicemente ad evitare che qualsiasi forma di potere fuori dalla politica si impadronisca anche di un potere politico, violando la separazione dei poteri». E sul finanziamento pubblico ai partiti che posizione ha? «È difficile motivare il finanziamento pubblico senza una riforma costituzionale. Sembra di finanziare i partiti in un sistema che non funziona. Finché non diamo la sensazione che queste strutture possano funzionare, è difficile giustificare questo tipo di finanziamento».
autore / Domenico Naso
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]