Il duello Bossi-Maroni lega la Lega: redde rationem tra ‘cerchio magico’ e ‘barbari sognanti’

03 giugno 2013 ore 12:42, Domenico Naso
Il duello Bossi-Maroni lega la Lega: redde rationem tra ‘cerchio magico’ e ‘barbari sognanti’
Bossi è furibondo con Maroni e la nuova Lega dei barbari sognanti, e non le manda certo a dire. Intervistato dal Fatto Quotidiano, il Senatur ha accusato il governatore lombardo di aver distrutto il partito e Maroni, di contro, si è subito affrettato a tagliare i fondi leghisti destinati a Umberto Bossi. Ottocentocinquantamila euro euro l’anno, una cifra importante, senza la quale sarà difficile per i bossiani organizzare la minoranza interna e preparare la rivincita sui maroniani. Intervistato da Davide Vecchi, l’ex leader del Carroccio ne ha per tutti: Belsito è “uno str....”, la Macroregione del nord è “irrealizzabile”, la leadership di Maroni “non è riconosciuta”. Un attacco frontale che a quanto pare il governatore lombardo e leader del partito, non si aspettava e del quale ha chiesto conto al suo precedessero durante il Consiglio federale. Lui, Bossi, non ha proferito verbo e poi ha lasciato la riunione. Ed è allora che Maroni ha fatto scattare la contro-mossa, visto che doveva essere presentato il bilancio consuntivo del 2012. Dopo tanti dati, ecco la stoccata: visto che il finanziamento pubblico sparirà in tre anni e la Lega ha un passivo di più di dieci milioni di euro, “bisogna tagliare qualsiasi spesa che non abbia a che fare con l’attività politica”. Proposta approvata all’unanimità e che solo dopo la fine dell’incontro è stata spiegata nei particolari: Bossi riceve 850 mila euro l’anno, così suddivisi: 500mila per spese di segreteria, assistenti per la malattia, aiutanti vari; 150mila come “stipendio” e, infine, 200mila euro sono destinati alla scuola Bosina, l’istituto di Manuela Marrone, la moglie del Senatur. Maroni punta a ridurre queste spese a circa un terzo, giocando sull’opinione pubblica e sul fatto che, come dicono i suoi, “il segretario federale non costa un solo euro alla Lega”. Il redde rationem in via Bellerio, troppo a lungo rimandato, potrebbe scattare nelle prossime settimane. Bossi giura di non voler fondare un altro partito (“Anche se avremmo potuto farlo”) e punta al bersaglio grosso: riprendersi la sua creatura, ricacciando indietro le orde dei ‘barbari sognanti’.
autore / Domenico Naso
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