Ddl Scalfarotto, da guardiani del politicamente corretto a carcerieri? I rischi e l'appello di Adinolfi

03 giugno 2014 ore 10:10, intelligo
Ddl Scalfarotto, da guardiani del politicamente corretto a carcerieri? I rischi e l'appello di Adinolfi
Ddl Scalfarotto. Adinolfi ai senatori del PD: “Non approvate legge liberticida”
Di Marco Guerra Alla commissione Giustizia del Senato si sta per concludere il percorso di discussione del ddl Scalfarotto sull’omofobia, già approvato alla Camera lo scorso settembre. Il testo non è ancora legge ma nel tessuto sociale italiano si susseguono le dimostrazioni plastiche di quello che potrebbe accadere con la normativa in vigore. I guardiani del politicamente corretto e dei cosiddetti “diritti civili”, sono infatti entrati di nuovo in azione per silenziare la presentazione del libro Voglio la mamma, scritto dal giornalista ed ex parlamentare del Pd Mario Adinolfi per sfatare, da posizioni sinistra, i falsi miti di un progresso relativista che mette in discussione la stessa radice primigenia dell’essere umano: la mamma. Le contestazioni dei censori stanno accompagnando Adinolfi nel suo tour per l’Italia. Nel giro di 10 giorni si sono infatti susseguite le gazzarre dei collettivi ad un dibattito pubblico all’università Roma Tre, alla presentazione del libro alla sede del consiglio delle Regione Toscana e alla presentazione successiva al teatro Shalom di Empoli. L’intolleranza di queste squadracce ha raggiunto il suo apice a Lecce la sera del 31 maggio, alla veglia delle Sentinelle in Piedi, dove è stata messa in scena una contromanifestazione di Arcigay & C. Nel capoluogo salentino circa cinquanta di militanti LGBT hanno potuto scorrazzare liberamente, disturbando la pacifica e silente manifestazione in difesa della famiglia, durante la quale venivano letti passaggi del libro Voglio la mamma. Con urla e slogan militanti arcobaleno hanno cercato di impedire le letture; molestano i singoli “veglianti” mettendosi di volta in volta in 6-7 attorno a ciascuno di essi e dileggiandoli.
Ddl Scalfarotto, da guardiani del politicamente corretto a carcerieri? I rischi e l'appello di Adinolfi
In questo clima rovente che accompagna l’approvazione della liberticida legge Scalfarotto, si registra la presa di posizione di Magistratura Democratica, la componente di sinistra delle toghe italiane, che il 30 maggio a Roma ha organizzato un convegno per analizzare le strategie migliori per raggiungere quello che definiscono un diritto fondamentale, quello della lotta alla discriminazione delle famiglie gay, senza la cui concessione “una democrazia non funziona”. Inequivocabili le parole di Anna Canepa, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e segretario generale di Magistratura Democratica: “Sinora i giudici italiani si sono pronunciati su singole vicende, dalle richieste di soggiorno per il coniuge, allo status di rifugiato per i gay perseguitati nel proprio paese, alla tutela risarcitoria in caso di morte del convivente. E soprattutto – prosegue il magistrato - hanno negato che l’omosessualità possa essere motivo per rifiutare l’affidamento dei figli, escludendo inoltre che tra i requisiti fondamentali del matrimonio debba esserci per forza la diversità di sesso degli sposi. Ma non basta. Proprio la decisione di Grosseto pone oggi sul piatto la questione del matrimonio e dunque della piena uguaglianza: si apre una partita assai complessa”. Il potere giudiziario cerca quindi, ancora una volta, di sostituirsi a quello politico chiamato a legiferare i materia. A destare l’attenzione di una classe politica assente, se non addirittura complice, ci ha pensato di nuovo Mario Adinolfi che, dalle pagine del suo blog, ha chiesto formalmente ai senatori del Partito democratico Luigi Zanda, Giorgio Tonini, Francesco Russo, Bruno Astorre, Mauro Del Barba, Roberto Ruta e Mario Tronti di impedire l'approvazione del ddl Scalfarotto, “ricalcato su una legge francese – ha ammonito il giornalista romano - che ha permesso l'arresto e la detenzione di manifestanti come le Sentinelle con l'accusa folle di omofobia, il cui antipasto è nella violenza delle contestazioni liberticide di questi giorni”.
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