Senato, rispunta Chiti: venti firme dem vs la “disciplina” renziana

03 giugno 2014 ore 16:50, intelligo
Senato, rispunta Chiti: venti firme dem vs la “disciplina” renziana
Venti firme, in calce al dl Chiti trasformato in emendamenti ma sempre al centro delle polemiche dem. I “chitiani” dunque insistono nel proporre uno schema diverso da quello del premier che vuole ridisegnare il Senato.
Tra i venti firmatari degli emendamenti c’è il senatore Massimo Mucchetti che sul suo blog spiega come e perché condivide l’impianto immaginato da Vannino Chiti, ex ministro ed ex governatore della Toscana. “I venti firmatari del ddl Chiti insistono”, scrive Mucchetti che aggiunge: “Assieme agli altri 19 ho ripresentato sotto la forma rituale degli emendamenti, il tanto deprecato ddl Chiti”. Intanto, perché, aggiunge, “è in gioco la Costituzione e sulla Costituzione nessun governo può chiedere la fiducia e nessun partito può imporre una disciplina militare. La riforma costituzionale, insomma, interpella la coscienza di ciascun parlamentare”. Detto questo, osserva il senatore Pd, “nessuno pensa che ascoltare la coscienza significhi attestarsi sul 'prendere o lasciare'. E però la parola mediazione non può mascherare un pasticcio che non cambia la sostanza, anzi la peggiora”. Per Mucchetti, il peggioramento sarebbe la proposta di mutuare dal sistema francese l’elezione indiretta dei senatori. “Sarebbe, questa, la traduzione italiana del modello francese, un compromesso tra chi vuole un Senato elettivo e chi lo vuole non elettivo. Purtroppo, non funziona. Se si vuol tradurre in italiano il modello francese, bisogna farlo bene. Vogliamo copiare invece di incollare, come stiamo facendo, parti di costituzioni altrui in una sperimentazione di pop art strapaesana?", sottolinea. “Nessuno vuole fermare la riforma”, ma avverte Mucchetti “il potere consacrato in mano a un leader dal combinato di riforma costituzionale e legge elettorale, senza la contemporanea modifica delle garanzie istituzionali tipiche dei regimi presidenziali, ci porta alla post democrazia”. Infine un passaggio, significativo sul 41 per cento del Pd alle europee con l’effetto-Renzi: “Il 41% è una percentuale somma. Ma in materia istituzionale va accertato quanto del 59% condivide la tesi del 41%. Oggi siamo noi sulla cresta dell'onda. Domani chissà. La Costituzione deve valere per l'oggi e per il domani, garantendo che questo possa seguire a quello”. Più chiaro di così. Chissà se a Renzi sono fischiate le orecchie…  
autore / intelligo
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