L’astensionismo e la promozione di un'immagine (di Renzi) che non funziona

03 giugno 2015, Luca Lippi
L’astensionismo e la promozione di un'immagine (di Renzi) che non funziona
L’astensionismo alle elezioni europee non aveva alcun peso, si è comunque celebrata una vittoria schiacciante, la “promozione” di un’immagine (quella del Matteo nazionale) per un uomo solo al comando che non aveva ancora “comandato” niente, a parte la sorpresa di 80 euro in busta inutile, costosa, demagogica.

L’astensionismo delle recenti europee, invece, è determinante; determina “il non messaggio” nel senso che alle europee Matteo ha stravinto, alle regionali Matteo ha stravinto, e così nessuno ha capito chi ha vinto e chi ha perso. Vediamo un po’ di numeri.
2.143.003 sono i voti che il Pd ha perso nelle sette Regioni in cui si è votato, rispetto a quelli ottenuti solo un anno fa. In sostanza il Pd di Matteo Renzi ha dimezzato i suoi voti (sempre nelle sette Regioni), per tornare ai numeri siamo a un sontuosissimo -50,2%. Solo nel Veneto l’emorragia di voti per il Pd di Matteo Renzi assume dimensioni spaventose, -65,8%.

Non è andata meglio nelle altre Regioni: Campania -46,9%, Liguria -57,3%, Marche -48,4%, Puglia -44,1%, Toscana -42,6%, Umbria -44,9%. 

Anche volendo trovare in parte la giustificazione in una maggiore incidenza della “non affluenza” alle urne, giacché non è stato determinante alle europee, sarà lecito usare lo stesso metro anche per le regionali. Eppure dopo il pianto stizzito del “nuovo che avanza” la conclusione, è stata la medesima: abbiamo vinto.

La “vittoria” si è potuta misurare anche nella partecipazione numerosa ai festeggiamenti per la festa della Repubblica di ieri, i numeri? Possiamo dirvi che erano molto più i civili e militari impegnati nella “parata”, circa 3400 persone, che gli assiepati spettatori (quelli nei palchetti sono invitati quasi obbligati e una tribuna è totalmente dedicata alla Stampa) se poi contiamo parenti e amici degli sfilanti, i numeri diventano impietosi.

Come la notizia riportata delle grida d’incitamento al bravo Presidente del Consiglio, se è vero quanto dichiarato dal gruppetto festante agli astanti, e cioè che il grido è partito da un simpatizzante leghista euforico per l’esito elettorale, allora è valsa la pena partecipare alla rappresentazione della più alta manifestazione di ironia romana come ai tempi di Pasquino.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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