Direzione Pd, Fassina: “No a propaganda in streaming. Renzi ci dica se vuole recuperare il suo popolo"

03 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Direzione Pd, Fassina: “No a propaganda in streaming. Renzi ci dica se vuole recuperare il suo popolo'
“Il voto certifica che Renzi ha abbandonato larga parte dell’elettorato Pd che non vuole essere trascinato nella svolta liberista”. Muove da qui l’analisi di Stefano Fassina, parlamentare della minoranza dem, che nella conversazione con Intelligonews legge i numeri e spiega perché il Partito della Nazione non decolla. In vista della direzione dem, al premier dice… 

L’esito del voto regionale ha affossato il Partito della Nazione?

«Spero di sì, se per Partito della Nazione si intende un partito, come dire, dai tratti apparentemente ambigui che però porta avanti l’agenda liberista europea»

In Liguria considerata ‘laboratorio’ del Partito della Nazione, Renzi non è riuscito a prendere i voti del centrodestra che ha vinto con Toti e ha perso un pezzo di sinistra. Tutta colpa di Civati e Pastorino?

«Il problema non è solo la Liguria perché al di là delle specificità regionali vi è un dato omogeneo regionale: raggiungiamo il minimo storico in Veneto e in Umbria; la partecipazione al voto più bassa di sempre da parte del nostro elettorato in Toscana. Il punto è che una parte significativa del popolo democratico rigetta la svolta liberista del governo Renzi su lavoro con il Jobs Act, su scuola e legge elettorale. Penso soprattutto a lavoro, considerati atti che hanno fatto sentire abbandonato una parte del Pd dal governo»

A questo punto, dopo il campanello di allarme, cosa chiedete a Renzi e cosa dovrebbe fare?

«Prima cosa: ammettere i dati di realtà, mentre mi pare si continui a negare l’evidenza. Si scambiano le cause con gli effetti; si isola e si imputa il risultato ligure a Cofferati e Pastorino. Secondo: fare atti che puntino a ricostruire un rapporto positivo con la parte del popolo democratico che è stata abbandonata dal Pd. E non servono le chiacchiere: serve ad esempio, che oggi al Senato nella discussione sul ddl Scuola si stralci la parte sulle assunzioni degli insegnanti e si affronti, invece, la parte che riguarda il ruolo dei presidi, i precari, in un confronto vero per arrivare a una condivisione con il mondo della scuola»

Come commenta il ministro Orlando che dice, anche se non in chiave anti-renziana, che il Partito della Nazione è fallito? 

«Lo commento come una presa d’atto di un dato di realtà. Larga parte del nostro popolo non ci sta ad essere trascinata sulla piattaforma liberista e per questo non vota Pd e non partecipa al voto».

Direzione Pd: dal caso De Luca-Bindi al voto regionale, cosa succede lunedì al Nazareno?

«Il tema è uno solo perché il primo sta nel secondo. Io spero che si voglia guardare in faccia la realtà e non fare della Direzione nazionale l’ennesima occasione di propaganda in streaming. Spero che si discuta di politica: il presidente del Consiglio ci deve dire se è interessato a recuperare un rapporto con un pezzo largo del popolo democratico che le nostre posizioni in questi mesi hanno rappresentato, oppure se il suo progetto prevede l’allontanamento definitivo da quel popolo»

Il ‘Podemos’ italiano di Civati, la ‘coalizione sociale’ di Landini e tutto quello che si sta muovendo a sinistra del Pd da questo voto esce con un dieci per cento: significa che mentre il Partito della Nazione non decolla la sinistra anti-renziana diventa condizionante e magari rischia di prosciugare il consenso renziano?

«Una larga parte del popolo democratico se n’è già andata dal Pd, non ha aspettato Pastorino per decidere di non votare la Paita in Liguria. Vi sono domande di dignità, di lavoro, di giustizia sociale, di uguaglianza che il Pd ha scelto di ignorare e che troveranno una rappresentanza. Può essere una rappresentanza più o meno efficace, ma oggi queste domande sono orfane di risposte da parte del Pd». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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