Dati Ocse. L'Italia riparte? Sì, ma a questo ritmo ci vorranno vent'anni

03 giugno 2015, Luca Lippi
Leggiamo i dati OCSE sul lavoro: Il tasso di disoccupazione ad aprile scende di 0,2 punti al 12,4% dopo l’incremento registrato negli ultimi due mesi. 

Dati Ocse. L'Italia riparte? Sì, ma a questo ritmo ci vorranno vent'anni
I disoccupati diminuiscono dell’1,2% (-40.000 a 3.161.000). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dello 0,5% (-17 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti.  Dopo il calo degli ultimi due mesi ad aprile 2015 gli occupati aumentano dello 0,7% (+159 mila) rispetto al mese precedente, tornando ai livelli di fine 2012.

Il tasso di occupazione sale di 0,4 punti percentuali a 56,1%. Rispetto ad aprile 2014, l’occupazione è in aumento dell’1,2% (+261 mila occupati) e il tasso di occupazione di 0,7 punti.  Nel primo trimestre 2015 continua a crescere il numero di occupati su base annua (+133 mila unità, +0,6%). Da gennaio sono in vigore sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato mentre a marzo è entrato in vigore il contratto a tutele crescenti.
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) diminuisce ad aprile di 1,6 punti rispetto a marzo attestandosi al 40,9%. Si registra invece un aumento di 0,3 punti nella media febbraio aprile su novembre-gennaio. I giovani occupati aumentano del 4,1% su aprile 2014 (+37.000 unità) mentre calano i disoccupati (-5,5%).

Solo una nota. Ricordiamo il consiglio dell’eurodeputato Cofferati lanciato ieri da una nota trasmissione, con il quale sollecita a non prendere in giro gli italiani: a marzo il tasso di disoccupazione secondo l’ISTAT era salito di 0,2%, se a marzo scende di pari passo secondo l’OCSE, significa che il saldo è a zero! 

A seguire sarà il caso di rivedere tutti gli altri numeri.

Sempre l’ISTAT non più di dieci giorni fa, specificava che l’occupazione è tornata a crescere nel 2014 per i lavoratori ”più anziani”, con 320 mila occupati in più over55 (in aumento dell’8,9%) mentre continua a calare per i più giovani che vedono una contrazione di 46 mila posti (-4,7%) per gli under25 e di 148 mila posti per gli under35 (-2,9%). Inoltre la crisi ha trasformato la disoccupazione in una ‘trappola’ da cui è difficile uscire: in Italia, dati aggiornati al 2014, chi è “alla ricerca di un’occupazione lo è in media da 24,6 mesi”, cioè da oltre due anni, e “da 34 mesi se ricerca il primo impiego”.

Alla velocità che segna l’OCSE prima di tornare alla normalità (situazione del 2007) ci vorranno almeno vent’anni, e con redditi dimezzati, povertà crescente e impossibilità di impegnarsi a medio lungo (mutui per esempio) causa la precarietà cronicizzata e la chiusura ingiustificabile dei rubinetti del credito, la crescita è solo un sogno lontano.

L’OCSE fa la fronda: “Lo Jobs act ha il potenziale per migliorare drasticamente il mercato del lavoro”. Questo è sicuramente vero, è però giusto anche calcolare a quale prezzo, perché quello che conta è solo il “saldo finale”. Al momento non c’è nessuna crescita, e senza crescita non può esserci lavoro, figurarsi inversioni di tendenza.



autore / Luca Lippi
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