Grecia: il piano Tsipras è credibile, quello dell’Eurogruppo meno

03 giugno 2015, Luca Lippi
Grecia: il piano Tsipras è credibile, quello dell’Eurogruppo meno
Si scrive un’altra pagina della storia infinita che vede protagonisti Grecia ed Eurogruppo, cambia qualche nome ma la “solfa” è la medesima.

Stavolta però, Tsipras ha presentato un piano credibile e possibile (inutile ricordare che si sta spremendo una spugna asciutta). Dall’agenzia di stampa greca ANA si legge che il piano presentato lunedì dal governo greco prevede un avanzo primario (l’avanzo primario è la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie e extra-tributarie esclusi gli interessi da pagare sul debito) dello 0,8 per cento per il 2015 e dell’1,5 per cento per il 2016 e una riforma dell’Iva che includerebbe tre aliquote, 6-11-23%.
La credibilità della proposta greca è nei fatti non nella sostanza, purtroppo non sono in grado di fare meglio, e a questo punto è la credibilità dell’Eurogruppo a subire l’ignominia di chi osserva la vicenda. 

Il problema vero, e sembra un paradosso, è che il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, vorrebbe ottenere qualcosa in più di quanto in passato la Grecia ha ceduto alla vecchia compagine governativa europea, una sorta di rincorsa di primato.

Sulla base di questo Jeroen Dijsselbloem, letta la proposta di Tsipras si irrigidisce e rilascia in conferenza stampa questa dichiarazione: “Ci sono progressi ma non sono ancora sufficienti”. Secondo Jeroen Dijsselbloem le misure da adottare “devono essere forti come quelle concordate con il governo precedente”; se non fosse drammatica la situazione, verrebbe da ridere.

Meno rigido, e in qualche modo sembra essere anche più “ragionevole” o semplicemente “cauto” dato il pericolo che corre la stabilità della moneta unica, è il vertice (ormai permanente) composto dal presidente della Bce Mario Draghi, il direttore generale del Fondo monetario Christine Lagarde, la tedesca Angela Merkel e il francese Francois Hollande (magari qualcuno potrebbe spiegarci che ci fa Hollande al tavolo e perché non c’è anche Renzi vista la situazione debitoria della Grecia nei confronti dell’Italia). Il vertice “dei soliti” ha avallato l’aumento di ulteriori 500 milioni (siamo dunque a 80,7 miliardi di euro totali) la liquidità di emergenza alle banche greche.

Nel frattempo, Bruxelles che fa parte del gioco “il buono, il brutto e il cattivo” insiste per imporre alla Grecia risparmi per almeno 3,5 miliardi, una riforma previdenziale lacrime e sangue e privatizzazioni come se piovesse. E così, togliendo ogni capacità di rendita per il governo, affogando ai limiti della morale la sopravvivenza di chi esce dal mondo del lavoro attivo, vincerebbe l’ultraliberismo che allo stato attuale è il suicidio dell’Economia decerebrata.

Chi sta peggio della Grecia, nell’immediato, è l’Italia che nel panorama europeo ha crescita zero, zero nuovi posti di lavoro e tanta, tanta sfiducia. I numeri non mentono, poi ognuno è libero di fare fronde come meglio crede, salvo poi farci sapere qual è il loro profitto. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]