Che succede in Ucraina? La versione dell’Onu in un dossier

03 giugno 2015, intelligo
Che succede in Ucraina? La versione dell’Onu in un dossier
di Raffaele Mancino

Non accennano a diminuire le violenze in Ucraina. È l’Onu a riportare la questione alla ribalta attraverso la pubblicazione di un rapporto sulle violazioni dei diritti umani compiute nel Paese. Arresti ed esecuzioni illegali e arbitrari, torture e maltrattamenti, traffico di essere umani e totale mancanza di qualsivoglia forma di giustizia. 

È questo ciò che emerge dalle 38 pagine del rapporto che copre un arco temporale di ben tre mesi, da febbraio a maggio 2015, e che mette in luce come lo stato di guerra civile non sia mai venuto meno, nonostante si respiri una calma soltanto apparente. 

Dall’inizio delle ostilità nel febbraio 2014, circa 6.500 persone hanno perso la vita nell’Ucraina dell’Est, zona maggiormente interessata dal conflitto in corso, e oltre 1 milione di persone risulta dispersa all’interno del paese, costretta ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei bombardamenti e della feroce guerriglia che si protrae ormai da più di un anno.

Il conflitto sta avendo un impatto drammatico sui diritti sociali ed economici della popolazione dell’Ucraina orientale. La mancanza di accesso ai servizi essenziali per la sopravvivenza sta minacciando la vita di migliaia, per non dire milioni, di abitanti e rischia di ripercuotersi con effetti devastanti sugli anni a venire.

“Abbiamo ricevuto rapporti allarmanti riguardo esecuzioni sommarie da parte dei gruppi armati e stiamo indagando le forze armate ucraine per lo stesso motivo”. È quanto dichiara l’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al Hussein. “Siamo anche in possesso di prove sconcertanti che testimoniano torture e maltrattamenti nei confronti dei prigionieri”. 
Da qui l’invito rivolto alle parti in conflitto a implementare il pacchetto di misure del 12 Febbraio 2015, conseguente all’accordo di Minsk, che prevede tra l’altro l’immediato e completo cessate il fuoco nei distretti di Donetsk e Luganks (nel frattempo autoproclamatesi Repubbliche indipendenti), la creazione di una zona di sicurezza tra i due territori, ampia circa 140 km e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi e di coloro che sono stati incarcerati ingiustamente.

“Anche se le ostilità sono in parte diminuite, i civili continuano a essere feriti e uccisi”, sostiene ancora l’Alto Commissario che conclude: “Insisto affinché sia fatta piena luce su tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, a prescindere da chi le abbia commesse”.



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