Assalto al campo rom a Torino nel 2011, parla un imputato: "Gente indemoniata"

03 giugno 2015, Micaela Del Monte
Assalto al campo rom a Torino nel 2011, parla un imputato: 'Gente indemoniata'
Un falso stupro da parte di due stranieri e il corteo organizzato dai familiari per protestare contro la violenza, con la gente del quartiere ignara della menzogna.

Un vero e proprio assalto a un campo rom alla periferia di Torino degenerato con un incendio appiccato dai manifestanti.

Accadeva nel dicembre del 2011 e "la gente sembrava indemoniata. C'erano ragazzi, ma anche anziani e famiglie e non c'era nessuno che li organizzava''. A raccontarlo in aula è stato proprio uno degli otto imputati, Davide Moscatiello: ''urlavano di tutto: zingari di m...dove bruciare'' ha spiegato.

Secondo la procura Moscatiello, che allora era referente del gruppo ultras juventino 'Bravi Ragazzi', avrebbe almeno inizialmente aizzato la folla. La manifestazione, convocata dopo che una ragazzina del quartiere aveva denunciato uno stupro da parte di alcuni 'zingari' che poi si era rivelata una bugia, era degenerata fino all'incendio del campo rom. Moscatiello in aula ha sostenuto di aver appreso della bugia dalla telefonata di un agente della Digos (che conosceva per le 
sue attività allo stadio) mentre il corteo partiva e di aver tentato di calmare gli animi senza riuscirci.

''Ero lì come altri come semplice cittadino del quartiere - ha sottolineato - Sono entrato nel campo quando c'erano solo piccoli focolai - ha spiegato - ma la mia unica preoccupazione era vedere se ci fossero dei bambini. Poi quando le fiamme sono aumentate e siamo usciti la folla stava applaudendo e mi sono arrabbiato".

La folla aveva anche tentato di bloccare i vigili del fuoco arrivati per spegnere le fiamme: "un carabiniere in borghese che
era lì - ha detto Moscatiello - mi ha chiamato e chiesto di dare una mano a calmarli".

A quel punto è arrivato il fratello della ragazza, che aveva appena confessato ai carabinieri di essersi inventata la violenza: "allora lo abbiamo portato dalla folla a spiegare che lo stupro era una bugia'' ha aggiunto l'imputato.

"Se volevo fare qualcosa non me ne sarei stato lì come uno scemo con il bastone in mano. Gli incappucciati che 
hanno appiccato il fuoco sono scappati e invece hanno preso gli scemi che sono rimasti lì''. Così ha invece raccontato Luca Oliva, uno degli otto imputati per il raid al campo nomadi abusivo della Continassa del dicembre 2011. 

L'uomo è stato sentito oggi in aula a Torino. Era stato arrestato quella notte insieme a Guido Di Vita. A loro la procura contesta l'incendio e il danneggiamento dolosi, con le aggravanti della discriminazione razziale e dall'aver agito su edifici abitati, oltre alla resistenza a pubblico ufficiale.

Oliva in aula ha ammesso di essere stato presente, ma ha negato di essere entrato nel campo e aver appiccato il fuoco ''non avevo nessun accendino, non fumavo nemmeno all'epoca. Ho iniziato in carcere''. Poi ha spiegato ''è vero, sono io quello nelle immagini con il bastone in mano. Ma stavo lì canticchiavo e facevo lo scemo con gli altri. Eravamo sul marciapiede di lato, dove ci avevano detto di metterci i  carabinieri'' ha detto.

''Cosa canticchiavate?'' gli ha chiesto il giudice: ''la gente diceva 'non è giusto, hanno stuprato una ragazza... zingari di 
m...' e cose così''. Oliva ha ribadito di non aver impedito ai soccorsi di entrare nel campo: ''io non sono razzista - ha aggiunto -  ho una zia romena e degli amici zingari...''. 

Il giudice Paola Trovati ha disposto che nella prossima udienza, per chiarire alcuni punti, vengano ascoltati un ispettore della Digos e tre testi già sentiti nel corso del dibattimento, tra cui due carabinieri.


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