Dal caso Rom alle Feste laiche, Fusaro spiega cosa "non integra e semmai disintegra gli italiani"

03 giugno 2015, Adriano Scianca
Dal caso Rom alle Feste laiche, Fusaro spiega cosa 'non integra e semmai disintegra gli italiani'
Mentre la procura convalida l'arresto del rom (minorenne) che era alla guida della macchina che ha investito la donna a Roma, la questione dell'immigrazione e della sua gestione tiene banco. Ma il filosofo Diego Fusaro avverte: "Ci sono due retoriche opposte eppure segretamente complementari: il buonismo a oltranza e l'idiotismo xenofobo. Ma il problema è il capitale, che più che integrare gli immigrati vuole disintegrare i non immigrati" E, parlando con IntelligoNews del 2 giugno, dice: "Ormai le feste laiche - 2 giugno, 25 aprile, 1 maggio - celebrano solo l'assenza di ciò che festeggiano".

Fusaro, come le sono sembrate le celebrazioni del 2 giugno quest'anno?

«Si ha una strana sensazione di fronte a queste feste laiche. Il 25 aprile festeggiamo la liberazione e siamo pieni di basi americane sul nostro suolo. Il primo maggio festeggiamo il lavoro e abbiamo il 40% di disoccupazione giovanile. Il 2 giugno festeggiamo la repubblica e ormai tutto siamo fuorché una repubblica. Sembra che orami si celebrino queste feste solo per segnalare un'assenza». 

Chi potrebbe dare un senso diverso a queste ricorrenze è forse Mattarella. Per ora, tuttavia, l'inquilino del Quirinale non si è distinto per un protagonismo particolarmente marcato. Ma non doveva essere il contrappeso di Renzi? 

«In effetti sembra che per ora Mattarella non abbia espresso alcuna voce forte. Restiamo in attesa che prenda la parola...». 

Mentre restiamo in attesa cambiamo argomento: questione rom. Sembra che sull'argomento ci siano due discorsi inconciliabili fra loro. È possibile una terza via? 

«Mi sembra in effetti che siano all'opera due retoriche opposte eppure segretamente complementari che non ci fanno capire nulla. Da una parte c'è il buonismo a oltranza, dall'altro l'idiotismo xenofobo. L'attenzione viene sempre spostata su singoli problemi (gli immigrati, i gay etc) e mai sui diritti sociali. Si tratta di dicotomie fasulle. Il conflitto non è tra italiani e stranieri o tra gay ed etero, ma fra l'alto e il basso della nostra società». 

Insomma, il problema non sono gli immigrati? 

«No, bisogna piuttosto capire che il più generale problema dell'immigrazione è strettamente legato a quello del capitale. Più che integrare gli immigrati, il capitale vuole disintegrare i non immigrati. Si tratta di una vera e propria mutazione antropologica, si impone il profilo antropologico dell'uomo migrante, ovvero deterritorializzato. In questo quadro non si può pensare di risolvere la questione prendendosela con gli immigrati. Citando Marx, è come prendersela con i fiori che crescono sulla catena e non con la catena stessa». 

Si discute molto sul perché spesso i rom si trovino al centro di terribili casi di cronaca. Colpa del disagio sociale o di una predisposizione culturale sbagliata? 

«Confesso di non essere un grande esperto di cultura rom né ho grande voglia di approfondire l'argomento, ho sempre preferito la cultura greca o romana. Su questo, quindi, non mi esprimo. Credo comunque di poter affermare che negli ambienti in cui c'è povertà e miseria fiorisce sempre la delinquenza, senza ovviamente con questo volerla giustificare. Non credo che ci sia una predisposizione culturale al crimine e se ci fosse non sarebbe cultura ma barbarie».
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