Papa Francesco, i preti e “la livella” di Totò: “Anche il più ricco quando muore…”

03 giugno 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Oggi Papa Francesco sarà ospite al convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sulla lotta alle diverse forme della schiavitù moderna, della tratta di persone, del lavoro forzato, della vendita di organi e del crimine organizzato, con magistrati, procuratori e giudici di diversi Paesi. Attesissimo l’intervento, soprattutto dopo le parole dette durante il Giubileo dei sacerdoti e dei seminaristi.
Meno turisti per via della pioggia e del maltempo, ma sicuramente più rappresentanti della Chiesa, sono infatti 6mila a Roma in questi giorni proprio per il Giubileo loro dedicato e che ha avuto l’apice proprio ieri nella basilica romana di San Paolo Fuori le mura, dove Papa Francesco ha perentoriamente impartito specifiche istruzioni.

Papa Francesco, i preti e “la livella” di Totò: “Anche il più ricco quando muore…”

L’argomento è chiaro sin dall’inizio: “Il nostro popolo perdona molti difetti ai preti, salvo quello di essere attaccati al denaro”. Il pontefice non transige e ammonisce: “Il nostro popolo riconosce a fiuto quali peccati sono gravi per il pastore, quali uccidono il suo ministero perché lo fanno diventare un funzionario, o peggio un mercenario, e quali invece sono, non direi peccati secondari, ma peccati che si possono sopportare, caricare come una croce”.
A scanso di eventuali equivoci Papa Francesco aggiunge per maggior chiarezza: “Nella Chiesa abbiamo avuto e abbiamo molte cose non tanto buone, e molti peccati, ma in questo di servire i poveri con opere di misericordia, come Chiesa abbiamo sempre seguito lo Spirito, e i nostri santi lo hanno fatto in modo molto creativo ed efficace”.
È la missione dei sacerdoti per come l’abbiamo sempre percepita, sia chi segue con osservanza i principi Cristiani, sia che ne professa appartenenza ma non ne osserva il rituale, in ogni caso e sempre il sacerdote è “visto” come un dispensatore di speranza per i più poveri e sempre latore della misericordia divina per tutti i peccatori, anche ieri fortemente ribadita dal pontefice: “Chiediamo la grazia di sentire e gustare il Vangelo in modo tale che ci renda sensibili per la vita, di vedere con occhi di misericordia, chi giace a terra, di gustare con Lui sulla croce il sapore amaro del fiele di tutti i crocifissi, per sentire così l’odore forte della miseria, in ospedali da campo, in treni e barconi pieni di gente; quell’odore che l’olio della misericordia non copre, ma che ungendolo fa sì che si risvegli una speranza”. 
E poi non fa mancare il suo sguardo sull’origine di tutte le miserie che è la ricchezza, quella ostentata, quella vissuta con avidità e sprezzo per chi non ne detiene la titolarità: “Anche il più ricco, quando muore, si riduce a una miseria e nessuno porta dietro al suo corteo il camion del trasloco”.
Papa Francesco non smette di ripetere il ruolo chiave del sacerdote nella funzione di dare ascolto, di offrire attenzione e consolazione: “Non abbiate mai lo sguardo del funzionario, di quello che vede solo casi e se li scrolla di dosso. La misericordia ci libera dall’essere un prete giudice-funzionario, diciamo, che a forza di giudicare casi perde la sensibilità per le persone e per i volti. La regola di Gesù è giudicare come vogliamo essere giudicati. Non siate curiosi nel confessionale. Ci sono quei confessori che domandano, domandano. Ma dimmi, per favore, hai bisogno di tanti dettagli per perdonare? O ti stai facendo il film?”. 
Per il pontefice il ruolo del confessore è ben chiaro e soprattutto diverso dal luogo comune che ormai ha infestato il senso comune, per essere un buon confessore, dice Papa Francesco: “Bisogna lasciarsi commuovere dinanzi alla situazione della gente, che a volte è un miscuglio di cose, di malattia, di peccato e di condizionamenti impossibili da superare, come Gesù che si commuoveva vedendo la gente, lo sentiva nelle viscere, nelle budella e perciò guariva e guariva anche se l’altro non lo chiedeva bene, come quel lebbroso”. 
Un’attenzione particolare per le suore, per le quali Papa Francesco spende queste parole: “che forse capiscono meglio di noi queste cose, perché sono madri nella Chiesa, il centro, il cuore di Cristo”.
In conclusione il Pontefice rivolge nuovamente l’attenzione ai sacerdoti: “Non perdete la preghiera, anche se vi addormentate davanti al Tabernacolo; lasciatevi guardare dalla Madonna, non perdete lo zelo, la vicinanza e la disponibilità per la gente. E non perdete il senso dell’umorismo”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]