Vegani non si nasce ma si diventa, allarme dei pediatri: "Bimbi a rischio senza B12"

03 giugno 2016 ore 13:21, Lucia Bigozzi
Allarme dieta vegana. Lo lanciano, e non da ora, i pediatri italiani che segnalano l’aumento del numero di bambini, anche di pochi mesi che finiscono in ospedale perché carenti di vitamina B12. La ragione di questa carenza, secondo quanto riportato da Repubblica che ha sentito gli “addetti al ramo”, sarebbe collegabile all’alimentazione della madre quando sceglie la dieta vegana. L’effetto diretto sul bambino, sempre secondo gli esperti, è che l’organismo della donna non sarebbe in grado di produrre nel latte materno tutti gli elementi nutrienti necessari per una corretta crescita del figlio. Tra gli elementi che verrebbero a mancare, c’è proprio la vitamina B12 che è presente in vari alimenti, dalla carne alle uova, al pesce al latte. C’è di più: gli esperti segnalano che la carenza della B12 comprometterebbe la formazione dei neuroni, oltre a disturbi psicomotori al rischio anemia. 

Vegani non si nasce ma si diventa, allarme dei pediatri: 'Bimbi a rischio senza B12'
Non sono pochi i casi di bambini che vengono ricoverati in ospedale per la carenza di questa vitamina così importante per la crescita. Come nel caso di un bambino di cinque mesi, accaduto a Trieste, evocato da Alessandro Ventura, direttore di pediatria all'Università e all'ospedale Burlo Garofolo di Trieste
che spiega: “Il bambino era sonnolento e non reagiva agli stimoli. Abbiamo fatto tutti gli esami e solo dopo quattro o cinque giorni abbiamo individuato il problema: la dieta vegana della madre che lo allattava. Non ce lo aspettavamo”. Ma anche a Firenze si è registrato un caso analogo di cui le cronache giornalistiche hanno parlato: riguardava un bimbo di 11 mesi che non riusciva a stare seduto. I genitori, entrambi vegetariani, finirono sotto inchiesta con l’accusa di maltrattamenti. Massimo Resti, direttore di pediatria dell'ospedale fiorentino, sottolinea che “spesso i genitori sono in buona fede e correggono la dieta, ma può capitare di dover segnalare dei casi al giudice, il quale può arrivare a chiedere a un assistente sociale di essere presente ai pasti”.  Da Firenze a Milano dove nel 2005, un bambino di 10 mesi presentava problemi di respirazione e muscolatura senza tono. Addirittura come ricordano Daniela Codazzi e Martin Langer che lavorano all'Istituto Tumori “il cervello mostrava segni di atrofia diffusa. Tre anni più tardi, nonostante il ritorno a una dieta adeguata e la riabilitazione, c'erano ancora segni di ritardo psicomotorio”.

Ma l’allarme dei pediatri riguarda anche il vasto capitolo delle allergie, specialmente quando  i genitori sono convinti che esistano, ma in realtà non ci sono. Una convinzione errata che talvolta “partendo da un test sbagliato, ci si convince che un bimbo possa avere una non meglio determinata intolleranza e si finisce con il togliere alimenti fondamentali come latte o uova”. Sulla stessa lunghezza d’onda il caso di un bambino di dieci anni a un passo dalla cecità. Lo ricorda Maria Angela Tosca, responsabile dell'Allergologia al Gaslini: in quel frangente “i genitori erano convinti che fosse allergico a tutte le verdure, latte , uova e pesce. Aveva una carenza di vitamine così grave da danneggiare il nervo ottico”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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