Referendum-unità nazionale, Pillon (Cdnf): “Al massimo un governo sulla legge elettorale"

03 giugno 2016 ore 13:48, Lucia Bigozzi
“Vincerà il no al referendum e Renzi andrà a casa; quanto alla governabilità del Paese, c’è spazio solo per un governo tecnico che vari la legge elettorale per il Senato e subito dopo tutti alle urne. Berlusconi può dire ciò che vuole: noi non ci fidiamo di Renzi ma neanche di questa Forza Italia”. Così Simone Pillon, esponente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli commenta  nell’intervista a Intelligonews, lo scenario politico tratteggiato da Berlusconi nel caso di vittoria del no sul referendum costituzionale.
 
Che valutazione dà dell’idea di Berlusconi di un governo di unità nazionale in caso di vittoria del no al referendum costituzionale. Casuale o c’è dietro altro?

"E’ pacifico che vincerà il no al referendum e il governo dovrà andare a casa; non solo perché Renzi lo ha promesso ma anche perché visto e considerato che non ci fidiamo delle promesse del premier, credo sarà una questione di dignità politica quella di andarsene da Palazzo Chigi. A quel punto si pone il problema di come dare governabilità al Paese: il fatto che ci sia lo spazio per un governo che semplicemente faccia la legge elettorale per il Senato e poi immediatamente dopo si possa andare al voto, è qualcosa che ci vede d’accordo, con o senza Berlusconi perché anche di lui non abbiamo alcuna fiducia, visto che ha detto tutto e il contrario di tutto, specialmente sui temi etici che ci stanno tanto a cuore. Quindi, con o senza Berlusconi è relativo, l’importante ora è che vinca il no al referendum e che si faccia un governo con l’unico scopo di approvare la legge elettorale per il Senato e poi si vada immediatamente al voto".

Referendum-unità nazionale, Pillon (Cdnf): “Al massimo un governo sulla legge elettorale'
Ma chi lo garantisce che poi potrebbe trattarsi solo di un governo che si occupa della legge elettorale? Gli elettori cattolici che votano centrodestra di fronte all'idea di Berlusconi, paradossalmente rischiano di confermare il loro voto alla coalizione e poi di ritrovarsi con un Patto del Nazareno 3?

"No. Io sono convinto che dal referendum e soprattutto dal no al referendum, uscirà una grande possibilità di una nuova forza politica che si ponga come interlocutore privilegiato rispetto al mondo cattolico che troppe volte è stato blandito e poi tradito. Proprio questo spazio tra la vittoria del no e le prossime elezioni politiche sarà lo spazio di coagulo per questa nuova realtà politica: è quello che vedo, intuisco e possa realizzarsi a breve". 

Voi siete fortemente impegnati sul fronte dei comitati per il no al referendum. Di fronte allo scenario che ipotizza Berlusconi il vostro impegno non rischia di essere non compreso dall'elettorato cattolico perché visti i precedenti da Monti a Letta passando per Renzi, si potrebbe andare verso l’ennesimo governo non eletto dai cittadini?

"No, noi vogliamo che si vada al voto quanto prima. Un Nazareno 3, 4 o 5 ci vede ferocemente contrari e sono convinto che Berlusconi sarà il primo a perdere tutto se ancora una volta si allea con Renzi. Non dimentichiamoci che, di fatto, le riforme costituzionali che noi stiamo combattendo, in una misura sono state fatte grazie anche al Patto del Nazareno e alla quiescenza di Berlusconi. Noi siamo convinti che si debba fare un governo tecnico e che si debba restituire immediatamente la parola agli italiani".

Insisto: il governo tecnico finalizzato alla legge elettorale, è comunque un esecutivo che nasce passando da un accordo e da una partecipazione del Pd renziano, lo stesso partito che finora al governo ha fatto le unioni civili, vuole le adozioni gay, ora si riparla del fine vita. Voi come vi ponete in concreto di fronte a questo scenario?

"Non è possibile dare un’adesione a un governo del genere se non esclusivamente su una specifica mission che è quella della legge elettorale e basta. E’ chiaro che è assolutamente non possiamo fidarci di questo Pd ma non possiamo fidarci neanche di questa Forza Italia. Di fatto, in questo momento, i cattolici sono blanditi ma poi sui temi etici sono pochissimi i partiti che si impegnano realmente; possiamo dire che sono due o tre ma sono convinto che ci sia lo spazio per una nuova grande realtà che faccia piazza pulita del passato e che possa portare avanti questi temi con serenità e anche con forza e trasparenza. Ma tutto questo deve passare da un chiarissimo segnale di no al referendum. Quindi Berlusconi può dire ciò che gli pare ma un nuovo Nazareno ci vedrebbe contrarissimi; non si può pensare a un governo fino al 2018, le elezioni devono essere fatte nel giro di due-tre mesi, al massimo a primavera 2017".
autore / Lucia Bigozzi
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