Referendum Brexit: quanto costa all’Italia alla Ue e a Londra

03 giugno 2016 ore 23:59, Luca Lippi
All’Europa molto, agli inglesi poco e niente! Il tutto è collegato al concetto che la Gran Bretagna esce da un vincolo legislativo per togliere il legaccio giuridico, ma di fatto non essendo mai entrata nel meccanismo della moneta unica non può uscire da dove non è mai entrata.
Fa paura? Se lo spettro Brexit non fa paura a Mario Draghi ci sono da fare alcune riflessioni, perché se agli inglesi non costa niente, discorso diverso è per gli europei e soprattutto per tutti gli italiani che in Gran Bretagna hanno trovato rifugio e lavoro dopo la fuga dalla statistica dei disoccupati di casa nostra.
Intanto il 23 giugno gli inglesi non decideranno solamente se continuare a guardare ben coperti dalle “bianche scogliere” i fatti del Continente da spettatori o da interpreti, con la loro “croce” sulla scheda daranno la stura o meno alla disgregazione di Schengen. 

Referendum Brexit: quanto costa all’Italia alla Ue e a Londra

Spieghiamo meglio: la chiusura delle frontiere per la questione migratoria è stata in qualche modo sospesa per il pericolo del blocco della “mitica” libera circolazione delle merci, con il Brexit questo può accadere senza più alcuna remora da parte di tutti, e allora forse l’Europa sta cercando di fare del terrorismo soprattutto per evitare che questo avvenga prima che i “manovratori” abbiano compiuto la totale distruzione del manifatturiero all’Europa del Sud.
In termini economici, l’interruzione dell’inutile libera circolazione delle persone e delle merci potrebbe essere non più garantita con enormi danni per l’economia (europea) che, secondo alcune stime della commissione Ue, subirebbe una contrazione tra lo 0,3 e lo 0,7% del Pil.
Più che il costo del Brexit, è bene capire quanto costerebbe la disgregazione dell’Ue!
Il costo più alto: crollerebbe il famoso Mercato unico, un giro d’affari pari a circa 2800miliardi di euro, più che altro crolla la velocità di circolazione delle merci che girano con una unica certificazione, e quindi in questo caso è anche lecito pensare che anche la Lobby della certificazione unica sia preoccupata di quello che sta per accadere, soprattutto la caduta di Schengen, poi ci infilano dentro anche la Brexit che tanto per non sbagliare fa chic e non impegna.
E allora prima del disastro ci sarà il compromesso, quello che sta facendo vivacchiare l’Ue fino ad ora (leggi flessibilità dietro ricatto) ma nei fatti, che ci sia o non ci sia la Brexit, basta trovare un giusto compromesso e tutto rimane come prima col solo impedimento di dover trattare invece che imporre. da qui si innescherebbe l'effetto domino!
E allora che ci sia l’effetto domino oppure no dal Brexit nulla cambia perché gli interessi in gioco sono troppo grandi perché gli interessati si facciano prendere dal panico e mandare tutto all’aria.
Tutti i numeri di Brexit: nel Regno Unito salirà un po’ la disoccupazione, di circa due punti percentuali, ma per questo è sufficiente rimandare a casa un po’ di transfughi da assenza di lavoro in Patria e il gioco è fatto, la sterlina si svaluterebbe, ma questo si configura più come un vantaggio che un problema se nel frattempo la scienza economica non sia diventata “il Monopoli”.
Magari alle famiglie aumenterebbero i costi ma contemporaneamente si riducono i costi per la Gran Bretagna per partecipare al gioco della Ue (circa 8,64 miliardi), basta ridistribuire questa tangente per le famiglie e il gioco è fatto.
Vediamo piuttosto cosa costa all’Italia la Brexit?  12 miliardi di avanzo commerciale dovuto all’esportazione di prodotti di moda, alimentazione e macchinari; l’aumento probabile dello Spread provocherà un aumento del debito pubblico e chissà le mani nei capelli di Nannicini ed “euroscudieri”.
Ancora, l’Italia dovrà versare 1,4 miliardi di euro in più all’Ue per compensare gli 8,4 miliardi di versamenti britannici che mancheranno all’appello.
Riguardo i rischi che corre l’Europa: certo l’Euro non festeggia, aumenteranno i tassi e si rischia un’erosione del pil che naviga fra 0,1 e 0,4%.
In conclusione? Tutto sommato non si intravede tutta questa catastrofe come vogliono farci credere, ma il problema è proprio questo!

autore / Luca Lippi
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