Comunali, Puppato (Pd): “Nessun test per il governo. Referendum: mai con Silvio”

03 giugno 2016 ore 16:13, Lucia Bigozzi
“La posta in gioco è la buona amministrazione: queste elezioni risentono moltissimo delle esperienze locali non possono essere lette come un test nazionale”. Referendum-unità nazionale: “Un governo con Berlusconi e Salvini se vincesse il no? Dio ce ne scampi e liberi…”. Due questioni sulle quali la senatrice dem Laura Puppato incardina il ragionamento nella conversazione con Intelligonews sugli scenari post-voto e post-referendum costituzionale. 

Con queste elezioni quale è la posta in gioco per il Pd e di conseguenza per il governo? 

"La posta in gioco per il Pd è la buona amministrazione; è notorio che finora il centrosinistra, il mio partito negli ultimi anni, ha dimostrato di avere maggiori chance rispetto agli altri gruppi politici grazie ad una buona storia di buona amministrazione. Di norma, i sindaci di centrosinistra vengono considerati più attenti al sociale, responsabili nel dare servizi e più capaci di essere i rappresentanti dei loro cittadini e nel contempo di offrire loro la ‘casa di vetro’ che è il Comune". 

Comunali, Puppato (Pd): “Nessun test per il governo. Referendum: mai con Silvio”
Sul piano più puramente politico, quali scenari potrebbero discendere dall'esito elettorale: decollerà il partito della nazione? E come cambieranno se cambieranno i rapporti con la sinistra ‘esterna’ di Fassina e quella “interna” di Bersani?

"Questo partito della nazione vorrei capire cosa è… Sono 1300 i Comuni italiani che vanno al voto e probabilmente andando ad analizzarli tutti verificheremmo che ci sono situazioni molto diverse, oltre a liste civiche connotate più o meno connotate centrosinistra e Pd; in alcuni ambiti ad esempio nel mio Comune ci troviamo insieme come centrosinistra inteso nel suo complesso, ovvero secondo lo schema della ‘casa del bene comune’ che si era costituita nel 2013; altrove la situazione è molto più variegata. Le tre città più importanti su cui c’è la maggiore attenzione mediatica hanno anche in questo caso tre situazioni molto diverse".

Quali, viste dal suo osservatorio?

"A Napoli dove presumo si speri in un ballottaggio, mi pare sia ancora piuttosto forte la figura del sindaco uscente che però appartiene alla sinistra più vetero, quindi divisioni in casa della sinistra. Roma: c’è un pregresso molto difficile e un tentativo che sta facendo Giachetti, encomiabile ma anche in questo caso tutto da leggere al momento dei risultati, per recuperare credibilità ad un governo Pd della città più importante d’Italia e poi c’è Milano, la capitale economica del Paese, dove le questioni mi pare siano più ‘leggere’ nel senso che abbiamo avuto 5 anni di Pisapia che vengono mediamente considerati buoni con un continuità politica da parte di Sala. Penso che queste elezioni risentano moltissimo delle esperienze locali e che per questo non possono essere lette come un test nazionale"
Come valuta l'idea di Berlusconi per cui se vincesse il no sarebbe pronto a un governo di unità nazionale? Quale scenario si materializzerebbe: un Patto del Nazareno 3?

"No, Dio ce ne scampi e liberi… patto di unità nazionale con Lega e Forza Italia, veramente non riesco neanche a concepirlo. Non vedo più che altro i punti di contatto o se ci sono sono talmente minimi che sogno la nuova legge elettorale, anche perché si può e si deve tentare la mediazione come si disse quando nel 2013 abbiamo iniziato questo percorso in mancanza di una maggioranza certa al Senato. L’abbiamo nuovamente ripercorso nel 2014 con Renzi al governo ma lasciando per strada un pezzo della destra che ha ritenuto di non procedere con noi. Già solo quell'esperienza mi ha fatto molto riflettere, nel senso che non vorrei riprodurre niente di analogo dove ci sia perfino e ancora più disomogeneità tra le parti, e magari una guida di centrodestra con Lega e Fi. Non voglio neanche immaginarlo… ".
autore / Lucia Bigozzi
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