Perché la Germania ha voluto riconoscere (oggi) il genocidio degli armeni

03 giugno 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Il Parlamento tedesco ha deciso che il massacro degli armeni da parte dell’Impero Ottomano fu un genocidio. Avete letto bene, l’impero Ottomano.
La risoluzione, approvata ieri dal Bundestag, era giacente da oltre un anno, sospesa per quantificare i pro e i contro di una presa di posizione così importante quanto inutile (non per questioni morali ma per questioni politiche). È come se qualcuno dovesse denunciare l’autista di un tram che ha investito in evidente stato di ebbrezza il bisnonno, e oggi chiedesse i danni. Come valutereste una questione simile?
È ovvio che un genocidio è sempre qualcosa di immondo ed è trasversale rifiutarne ogni giustificazione, ma la domanda è quale sia il fine che porta oggi la Germania a far emergere questioni ormai facenti parte del passato.

Perché la Germania ha voluto riconoscere (oggi) il genocidio degli armeni

E allora la questione è pretestuosa, forse c’è una marcia indietro ordinata da qualcuno perché la presenza della Turchia non è più gradita agli europei, o forse perché bisogna evitare di fare un dispetto a Putin (tutto sommato è più importante di Erdogan).
Perché se così non fosse allora si dovrebbero riaprire gli archivi storici e fare i conti con tutti i genocidi consumati nella Storia da paesi o aree geografiche oggi considerate civili ma che non potrebbero mai esserlo perché in passato hanno avuto “tranvieri in stato di ebbrezza” disattenti o semplicemente folli.
E allora perché non perseguitare legalmente Basaglia che mettendo in libertà centinaia di internati per malattie psichiche (fra questi, pochi, ma pericolosi) ha procurato la morte di persone innocenti vittime solo di essere al momento sbagliato nel posto sbagliato?
Non si vuole mettere tutto sul piano del superficiale, ma forse se riuscissimo a concentrare l’attenzione sul contemporaneo e sul futuro comune sarebbe più utile che andare a cercare i persecutori degli indiani d’America o scavare nella non sempre irreprensibile storia di alcuni Paesi oggi fulcro della democraticissima Ue…

autore / Luca Lippi
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