Maroni sogna lo statuto speciale: "Riforma di Renzi taglia soldi e competenze"

03 giugno 2016 ore 16:49, Lucia Bigozzi
Maroni boccia il referendum costituzionale: e fin qui niente di nuovo, apparentemente. Perché il governatore della Lombardia si concentra su un aspetto in particolare della riforma renziana che giudica di diretto impatto con l’amministrazione dei territori e dunque col ‘suo’ governo: la revisione del Titolo V. L’esponente leghista è infatti convinto che porterà a una riduzione di competenze e di risorse per le regioni. Se da un lato “prevede una cosa giusta, cioè la fine del sistema delle competenze concorrenti che tanti contenziosi ha generato davanti alla Corte Costituzionale” dall’altro Maroni osserva: “Il problema per me, governatore della Regione, è che queste competenze vengono ridotte e così vengono ridotte anche le risorse. Non solo: io, al contrario, chiedo più autonomia. Chiedo anche di essere controllato, misurato, valutato, ma è la Regione l'autorità meglio in grado di rispondere e dare soddisfazione alle esigenze dei miei cittadini”. 

Maroni sogna lo statuto speciale: 'Riforma di Renzi taglia soldi e competenze'
In che modo? Maroni invoca uno statuto speciale finalizzato a rilanciare la crescita e che per questo assegni alle Regioni una sorta di mandato specifico:
“Se avessi lo statuto speciale avrei probabilmente un bilancio di 200 miliardi di euro. Invece con 23 miliardi devo fare tutto, tenendo presente la parità di bilancio. Quindi se riusciamo a farlo noi potrebbero farlo tutte le Regioni”. Altro rischio che il governatore della Lombardia mette nel novero dei no alla riforma renziana, riguarda la “clausola della supremazia per cui, anche nelle competenze delle Regioni previste dalla Costituzione”. Clausola in base alla quale “ il governo può stabilire che, per qualche motivo, decide lui, e non più le Regioni”.  Posizione il cui effetto, Maroni legge così: “Non ci sarebbe più bisogno neppure di governatori eletti dal popolo perché non possono più rispondere poi del mandato popolare democratico ricevuto, torniamo al prefetto o ai commissari di governo, piu' coerenti con questa riforma costituzionale”. 

Poi torna sui maggiori margini di manovra per i presidenti di Regione portando l’esempio della Lombardia dove “abbiamo una situazione virtuosa penalizzata dal sistema fiscale rispetto alle regioni statuto speciale. Mi accontenterei di meno del 100% delle tasse a disposizione della Sicilia. Non sarebbe un vantaggio o un privilegio per la Lombardia ma per tutto il Paese, se il motore va tutto il resto funziona. Siamo consapevoli ci sono Regioni in difficoltà, si può fare solidarietà tenendo conto della specificità dei territori”. Appello che resterà inascoltato dalle parti di Roma? 
autore / Lucia Bigozzi
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