Natuzzi in crisi. I sindacati protestano ma il nuovo piano industriale è un trattato di resa

03 luglio 2013 ore 10:40, Alfonso Francia

Natuzzi in crisi. I sindacati protestano ma il nuovo piano industriale è un trattato di resa
Quindici giorni fa era stata definita dai suoi dirigenti «la fabbrica del futuro», e ieri hanno deciso di cancellarla mandando a casa 1726 persone.

Lo stabilimento Jesce 1 del gigante del mobile Natuzzi, in provincia di Matera, chiuderà i battenti a ottobre assieme ai siti La Martella e Ginosa, dove vengono prodotti divani di altissima qualità ma a costi troppo alti in una fase di consumi ridotti all’osso e costi del lavoro in ascesa.

Il nuovo piano industriale dell’azienda, presentato ieri nella sede romana di Confindustria, somiglia in effetti a un "trattato di resa" più che a una risposta alle difficoltà presentate dalla crisi economica. Dei 2.700 lavoratori occupati nelle fabbriche di Puglia e Basilicata ne resteranno appena un migliaio: gli altri, già ridotti da mesi alla cassa integrazione a zero ore (e a 700 euro al mese), saranno ufficialmente licenziati a ottobre. Si tratta di una sconfitta durissima per il Gruppo Natuzzi, una delle poche eccellenze dell’industria meridionale, capace di quotarsi in borsa a New York e di attrarre partner internazionali come Ikea. L’annuncio non è stato dato dal patron e fondatore Pasquale, che è rimasto a casa e ha lasciato ai suoi dirigenti lo sgradevole compito di giustificare il colpo di spugna. «Il gap che attualmente separa i costi industriali di Natuzzi da quelli dei principali competitor stranieri – hanno spiegato di fronte alla platea degli industriali – è enorme», tanto che il mantenimento degli organici attuali non sarebbe più sostenibile. I manager se la sono presa anche con «i concorrenti sleali insediati nel distretto», ovvero le micro-aziende che sfruttano manodopera in nero. Secondo Natuzzi solo nel murgiano sarebbero presenti duemila lavoratori cinesi, impiegati con paghe da fame e del tutto invisibili al fisco. Questo sottobosco produce a costi talmente bassi che sostenerne la concorrenza sarebbe impossibile. Le motivazioni non sono ovviamente bastate a Cgil, Cisl e Uil, che con un comunicato congiunto hanno minacciato scioperi in tutte le fabbriche dell’azienda. «Si preannuncia una stagione di lotte durissime a partire da subito», avvisa in una nota il segretario generale della Fillea-Cgil Puglia Silvano Penna. A giustificare l’opposizione sarebbe «l’assoluta mancanza di volontà da parte del gruppo Natuzzi di lavorare per la soluzione reale della drammatica situazione occupazionale». Il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola ha parlato di «una situazione inaccettabile e pericolosa», chiedendo la convocazione immediata di un tavolo nazionale presso il Ministero dello Sviluppo economico per cercare una possibile soluzione. La situazione è delicata perché oltre ai 1.700 direttamente dipendenti da Natuzzi rischiano di perdere il posto centinaia di operai impiegati nell’indotto. Le ripercussioni sul territorio, già duramente provato dalla crisi, rischiano di essere durissime, inasprendo ulteriormente la sofferenza del Meridione. I vertici aziendali per ora non hanno replicato alle accuse dei sindacati, limitandosi ad assicurare che il loro piano non prevede uno spostamento della produzione all’estero ma una semplice riorganizzazione volta ad abbassare il costo del lavoro in Italia salvaguardando i lavoratori superstiti. In verità Natuzzi conta già alcune migliaia di dipendenti all’estero, precisamente in Romania (1.327 addetti), Cina (1.538) e Brasile (300), ma aumentarne il numero significherebbe rinunciare alla pregiata etichetta made in Italy che rende i suoi mobili tanto desiderati in tutto il mondo. Resta ora da vedere se l’azienda rispetterà la promessa di investire 190 milioni di euro in innovazione di processo, marketing e comunicazione, recuperando in vendite sui mercati emergenti quello che sta perdendo in quello domestico. Di certo la notizia sembra preparare un autunno ancora più caldo di quello passato, anche perché il tasso di disoccupazione in Italia non accenna a frenare la sua crescita. A maggio si è arrivati al 12,2%, il dato più alto dal 1977, percentuale che sale al 38,5% tra i giovani fino ai 24 anni. Il numero totale dei disoccupati è ora 3 milioni e 140mila, quasi mezzo milione in più rispetto a un anno fa. La vicenda Natuzzi rischia di essere il primo scroscio di pioggia che precede un fortissimo temporale.
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