Stupro. Il militare nega, ma per i colleghi "ha infangato la divisa"

03 luglio 2015, Micaela Del Monte
Stupro. Il militare nega, ma per i colleghi 'ha infangato la divisa'
"Ha infangato la divisa, deve pagare".
Questo il commento a Il Messaggero dei colleghi del sottufficiale della Marina che è stato accusato dello stupro di una quindicenne.

"Per la Marina - avrebbe spiegato un primo maresciallo - è una cosa tremenda che getta un'ombra nella forza armata ai danni di quanti lavorano bene ogni giorno". 

"Ha tradito i nostri valori - avrebbe fatto sapere un altro marinaio - e ha macchiato la divisa". 

 "Chi ha sbagliato deve pagare - avrebbe aggiunto un altro collega - la giustizia deve fare il suo corso sia sul fronte ordinario che su quello militare". "Non vorremmo un altro Parolisi - ha tuonato un sottotenente - dove il singolo infanga la divisa portata con dignità da molti altri".

Nel frattempo dai piani alti arriva un bel no comment : "Ci sono delle indagini in corso e non entriamo nel merito", hanno ribadito le autorità militari che dopo averlo sospeso dal servizio, adesso stanno passando al setaccio tutto il curriculum professionale del 31enne.

Dal canto suo Giuseppe Franco, l'uomo accusato dello stupro, continua a negare. Dopo due ore di interrogatorio infatti Franco ribadisce la sua posizione: "Non mi sono finto agente e la ragazza era consenziente". 

Il militare della Marina ha insistito raccontando di non essersi spacciato per un poliziotto, di non aver ingannato la ragazzina, ma ammette di aver avuto un rapporto con la minorenne ribadendo ancora una volta la sua versione dei fatti e negando anche di aver ordito una trappola per appartarsi con la giovane. 

Il sostituto procuratore Eugenio Albamonte, dopo aver analizzato le prove, ha chiesto la convalida del fermo accusando l’indagato di violenza sessuale e sostituzione di persona. Diversamente, il legale del militare ha chiesto che al suo assistito vengano concessi gli arresti domiciliari. La situazione è ancora poco chiara e le indagini dovranno chiarire molte cose su come è andata veramente la notte del 29 giugno, ora spetta al gip analizzare le prove che, ci si augura, possano portare alla realtà sull'accaduto.
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