Il Cav di governo congela il Cav di lotta e abbandona la piazza

03 maggio 2013 ore 10:25, Lucia Bigozzi
Il Cav di governo congela il Cav di lotta e abbandona la piazza
Roma e Bari. Bandiere al vento, militanti pronti alla battaglia elettorale, comizi dai toni incalzanti e ultimativi calibrati sull’onda lunga di un consenso servito su un piatto d’argento dal flop di Bersani. Sono bastate due settimane e il governissimo di Enrico Letta per trasformare il Cav. di lotta nel Cav. di governo.
E la piazza? Oggi sarebbe ancora piena di berlusconiani doc ma il paradosso è che il mega-palco delle occasioni solenni potrebbe restare vuoto, senza leader. Perché il leader ha cambiato tattica e il motivo è tutto di opportunità politica: adesso che il Pdl è al governo coi suoi ministri e proprio ieri notte ha portato a casa dieci tra viceministri e sottosegretari, non è cosa tornare nelle piazze a fomentare il ritorno immediato alle urne. Contraddizione in termini, boomerang. Anche perché questa è la condizioni migliore per un Berlusconi tornato al centro della scena politica da protagonista (perfino con l’opzione di staccare la spina a tempo debito). E allora, quid prodest? Capita così che la terza tappa del ‘piazza-day’ pidiellino viene depennata dall’agenda di Berlusconi. Brescia, 11 maggio: niente comizio, niente palco. Tutto cambia: la manifestazione di piazza sarà sostituita da una più sobria conferenza stampa in un teatro cittadino. Imu? Tasse? Crediti delle imprese? Niente affatto. Berlusconi si occuperà del candidato sindaco del Pdl in lizza per le comunali di fine mese: Adriano Paroli. Campagna elettorale dunque, ma in un'altra veste e con ben altri toni rispetto a quelli usati fino alla settimana scorsa. E’ il politically correct, bellezza. Il cambio repentino di programma deve aver creato non pochi problemi agli organizzatori che già avevano tappezzato i muri della città coi manifesti che annunciavano un intervento in piazza Duomo del leader. E ora che si fa? Il capo ha deciso: meglio una conferenza stampa coi giornalisti e a seguire una cena di fund raising con gli imprenditori locali. L’ordine arrivato da palazzo Grazioli è chiaro: low profile in questa fase, perché il capo è uno degli ‘azionisti di maggioranza’ del governo delle sobrie-larghe intese, voluto e benedetto da Napolitano. Con buona pace dei falchi che soffiano sul fuoco dell’Imu (da Brunetta alla Santanchè passando per le amazzoni e i pasdaran) e degli altri cavalli di battaglia cavalcati in campagna elettorale. Ma si sa, adesso che il bilancino cencelliano delle nomine di sottogoverno ha accontentato i più scalpitanti, anche per i falchi pidiellini è venuto il momento di indossare piume più morbide: quelle delle colombe. E di volare basso.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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