Stregoni a Teheran. La lotta per il potere si tinge di magia

03 maggio 2013 ore 10:54, intelligo
di Andrea Marcigliano
Stregoni a Teheran. La lotta per il potere si tinge di magia
Manca ancora un anno alle prossime elezioni presidenziali in Iran, ma a Teheran la lotta per il potere è già entrata in una fase al calor bianco. Tanto più aspra e dura perché, nel Giugno del 2014, si dovrà scegliere il successore di Mahmoud Ahmadinejad, il presidente che ha segnato, di fatto, l’ultimo decennio di storia iraniana. E che ha inciso pesantemente, con la sua personalità debordante ed i suoi discorsi inquietanti, sulla scena generale del Grande Medio Oriente. Un protagonista, Ahmadinejad, che – pur essendo stato rieletto, nel 2009, fra dure contestazioni e pesanti accuse di brogli – ha sempre goduto di un indiscutibile, vasto appoggio popolare, contando da un lato sul voto massiccio dei ceti popolari più poveri, dall’altro sulla fedeltà della milizia dei basiji di cui era stato capo.
Un vero e proprio esercito personale che lo ha, in questi anni, corazzato contro gli attacchi dei suoi molti, e potenti, nemici. Nemici che allignano soprattutto nell’establishment religioso iraniano, fra gli ayatollah che controllano il Consiglio dei Guardiani – di fatto la potentissima Corte Suprema del paese – e che trovano la loro voce più autorevole nella stessa Guida Suprema, Alì Khamenei. Ovvero in colui che, in teoria, è il successore dell’ayatollah Khomeini a capo (spirituale e politico insieme) della Rivoluzione Verde. Diciamo in teoria, perché se Khamenei avesse davvero la stessa autorità – e lo stesso potere – di cui godeva il Grande Ayatollah che rovesciò lo Scià, di Ahmadinejad ormai non resterebbe più nemmeno la memoria storica. Sarebbe scomparso da tempo, e probabilmente non solo dalla scena politica. Ma Khamenei è figura scialba, priva del carisma – ed anche della dottrina – del suo predecessore; incapace di coedere le molte anime del Regime iraniano. E così ha dovuto subire, e sopportare, un decennio di coabitazione con il “buon” Mahmoud. Che, però, per dettato costituzionale, nel 2014 non potrà più ricandidarsi, con gioia di Khamenei e della sua fazione di religiosi/conservatori facenti capo, anche, ad Alì Larijani, il filosofo e dottrinario che è attuale Presidente del Parlamento. Gioia e sollievo che, tuttavia, potrebbero essere di breve durata, visto che Ahmadinejad non appare affatto intenzionato a ritirarsi buono buono in pensione. Anzi sembra più che mai deciso a dare continuità alla propria linea politica, improntata ad una visione che potremmo definire nazional-populistica della Repubblica Islamica. Continuità politica che, ovviamente, passa attraverso la promozione di un proprio candidato come successore alla Presidenza. Candidato che Ahmadinejad sembra avere da tempo identificato in Esfandiar Rahim Mashaei. Mashaei ha 53 anni, è legato all’attuale Presidente da un lungo rapporto di sodalità che risale a quando Ahmadinejad era ancora solo il giovane e rampante sindaco di Teheran, viene dall’intelligence delle Guardie della Rivoluzione ed è stato, fra l’altro, ministro dell’Interno, prima di rivestire il delicato incarico di Capo dello staff presidenziale. Insomma, decisamente l’uomo più vicino al cuore di Mahamoud e il più lontano da Alì Khamenei, che lo ha, più volte, bollato pubblicamente come esponente di una pericolosa, “fazione deviante” rispetto all’ortodossia religiosa. Bolla d’infamia che si nutre soprattutto del sospetto che Mashaei sia uno stregone. Ovvero che pratichi riti magico/sciamanici eterodossi rispetto al dettato ufficiale dell’Islam sciita. Accusa che a noi potrebbe sembrare paradossale e, soprattutto, anacronistica, ma che in Iran viene presa tremendamente sul serio. Anche perché tali pratiche sciamaniche ed esoteriche – che Khamenei definisce “stregonesche” – sono tutt’altro che inusuali fra le attuali élite iraniane, e derivano da un’antica, e radicata, tradizione spirituale iranica. Per altro, non più tardi di un paio d’anni fa, numerosi esponenti vicini ad Ahmadinejad e, soprattutto, a Mashaei sono stati non solo accusati ma anche processati per stregoneria (oltre che per corruzione economica). Nessuna condanna per il delfino di Ahmadinejad, ma la sola accusa di “pratiche magiche” potrebbe fornire a maggio prossimo il pretesto al Consiglio dei Guardiani – cui spetta il vaglio delle candidature – per escluderlo dalla corsa alla Presidenza. La stregoneria e, a latere, il sospetto di una qualche indulgenza nei confronti del Grande Satana statunitense e del suo alleato israeliano. Già: nel 2008, l’ottimo Mashaei si era infatti lasciato andare a dire pubblicamente che “il popolo americano e quello israeliano, al di là delle colpe dei loro governi, sono visti con senso di amicizia dall’Iran”. Dichiarazione subito duramente stigmatizzata dallo stesso Khamenei, e che forse rappresenta per il candidato presidente una colpa ben più grave delle “pratiche di magia”.
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