Sansonetti: «Grillo rischia di essere un fuoco di paglia. Con Fassina viceministro il Pd non si spaccherà»

03 maggio 2013 ore 13:27, Marta Moriconi
Sansonetti:  «Grillo rischia di essere un fuoco di paglia. Con Fassina viceministro il Pd non si spaccherà»
«Si è rovesciato tutto con queste nomine del governo Letta: una volta ci chiedevamo perché la Carfagna al governo, oggi perché no la Carfagna al governo?» E’ un Piero Sansonetti a tutto tondo quello intervistato da IntelligoNews. Quanto a Bersani e agli errori commessi, il direttore di Calabria Ora è sicuro:  «Ha sbagliato quando ha dato il sostegno a Monti. A un governo di destra, anzi io direi addirittura di estrema destra». E poi per lui, intellettuale di sinistra, «meglio Barca del suo documento». Il caso Becchi e quell’affermazione sulla sparatoria di Palazzo Chigi che avrebbe fatto comodo a Letta. Poi la presa di distanza di Grillo. Che ne pensa? «Un personaggio strano Becchi. Quando parla dice cose abbastanza sciocche. Secondo me non si è accorto di ciò che ha detto. Grillo ha fatto bene a prendere le distanze. Il MoVimento 5 Stelle è in una fase molto delicata del suo cammino. Il suo successo elettorale è stato imprevisto. Grillo il giorno prima era il dirigente di una  piccola iniziativa politica, poi il leader del primo partito italiano. E ora ha di fronte problemi che non aveva preso in considerazione: la necessità di far politica e quindi di fare mediazione, la necessità di avere un gruppo dirigente. E si vede che è in crisi. Ora si deciderà il suo futuro: M5S può crescere  e consolidare la sua esistenza o si sarà trattato solo di un fuoco di paglia. Ma con Becchi tutto questo non c’entra». Cosa pensa della sinistra all’interno del governo Letta? «E’ finita la grande ipocrisia. In questi ultimi 20 anni Pd e Pdl hanno fatto politiche quasi identiche, ma facendosi una guerra spietata. E ora si sono accorti che possono governare insieme. C’erano più differenze di programma nel centro-sinistra quando l’Unione governò insieme con la sinistra radicale. Non capisco perché ora non debbano governare insieme». Quindi è d’accordo che Pd-Pdl governino insieme? «La vedo come una cosa naturale. Altrettanto naturalmente, però, dico che non c’è alcuna novità. Negli ultimi 20 anni c’è stata un’alternanza di ceto, e non politica, tra loro. E ora queste due forze, che rappresentano la maggioranza del Paese, governano insieme». Tra i sottosegretari nominati ieri, chi le piace e chi no? «Non saprei. La Pinotti alla Difesa la trovo una scelta coerente per il suo passato di dirigente Ds impegnata in quel campo. Poi diciamo la verità non è che i sottosegretari contino tantissimo. Non hanno una funzione trainante e rappresentano un contentino politico dato a questo o a quello. Nella logica della spartizione poi è andata la Biancofiore alle Pari Opportunità, Micchiché alla Pubblica amministrazione…  Certo la prima non mi sembra entusiasmante. La Carfagna era stata una dei pochi ministri del governo Berlusconi ad aver "funzionato" bene, non aveva sfigurato affatto. Non ho capito perché non l’abbiano messa al governo, riconfermandola là. Si è rovesciato tutto. Una volta ci chiedevamo: ma perché la Carfagna al governo, oggi ma perché la Carfagna non al governo?» Per IntelligoNews il Pd è già diviso tra due anime: uno di lotta e uno di governo… «Per il vignettista Giannelli uno di lotta e uno di Letta. Si sa che ci sono l’anima Ds e l’anima democristiana, ma io penso che rimarranno unite: in questo momento il Pd non ha la forza per fare una scissione, finiranno per rimanere tutti insieme e la nomina di Stefano Fassina a viceministro ne è la prova». Fenomeno Barca. Che ne pensa del suo documento? «Meglio Barca del suo documento! Lui è un personaggio molto interessante, ha lavorato e studiato, persona onesta. Ma deve rendersi conto che la politica è cambiata in questi anni. Le sue idee non sono malvagie, ma il documento lo deve abolire o riscrivere». Bersani cosa ha sbagliato? «Bersani ha sbagliato clamorosamente un anno e mezzo fa quando ha dato il sostegno a Monti. A un governo di destra, anzi io direi addirittura di estrema destra. Quando cadde il governo Berlusconi doveva andare al voto e avrebbe stravinto. Da lì in poi, non ne ha indovinata una. Sulla questione Rodotà, penso che nel momento in cui il partito aveva fatto la scelta di superare quell’ipocrisia di cui parlavamo, non poteva che scegliere un presidente della Repubblica insieme con il Pdl».
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