Oggi è il World Press Freedom Day e in Egitto arrestano due giornalisti

03 maggio 2016 ore 9:59, Andrea De Angelis
L'informazione è un termometro importante per misurare la maturità democratica di un Paese. Lo sappiamo tutti (si spera): la quantità e soprattutto la qualità delle informazioni che attraverso gli organi di stampa arrivano al popolo (sovrano, ricordiamolo) permettono di realizzare in modo più o meno compiuto la democrazia all'interno di uno Stato. Tecniche ormai universali quali la distrazione di massa e la parzialità della descrizione del fatto sono alla base di un processo tutt'altro che virtuoso, spesso indotto "dall'alto". 

C'è poi un altro capitolo che può essere riassunto in una sola parola: libertà. Possibilità cioè di fare il proprio lavoro. Quanti i giornalisti ricattati e minacciati in ogni parte del mondo (Italia compresa). Quanti quelli arrestati (vedi Egitto, di recente finito sotto i riflettori). Anche per questo motivo le Nazioni Unite hanno voluto una Giornata Mondiale per la libertà di Stampa. Una ricorrenza pensata e ideata dalle Nazioni Unite nel 1993 per affermare il diritto all'informazione e ribadire l'importanza dell'articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani.
Quest'anno verrà celebrata ad Helsinki con una conferenza dall'Unesco. Incentrata sulle libertà fondamentali, l'accesso all'informazione, la protezione dei dati, la censura online, si concluderà con l'adozione di una Dichiarazione per la difesa dei diritti fondamentali. Ma l'iniziativa ha un respiro mondiale e il 3 maggio il World Press Freedom Day verrà celebrato in decine di capitali con cortei e sit-in. Italia compresa. 
Agli ultimi posti della classifica di Reporter senza frontiere per la libertà di stampa nel mondo ci sono Paesi vicini all'Occidente come Turchia ed Egitto. Proprio la Turchia detiene il record di giornalisti arrestati nell'ultimo anno: 774 incriminati a vario titolo di cospirare contro lo Stato. La situazione in Iran è molto simile e in Egitto le manifestazioni, quasi giornaliere, si sono associate, come a Roma, alla richiesta di verità per Giulio Regeni.

Oggi è il World Press Freedom Day e in Egitto arrestano due giornalisti
Al termine dei sit-in organizzati sotto le ambasciate di Iran, Egitto e Turchia, una delegazione di giornalisti Fnsi e manifestanti è stata ricevuta dal Capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, Beatrice Covassi, e dal Capo del settore affari politici della Rappresentanza, Emilio Dalmonte. Il caso Giulio Regeni, ma anche la libertà di stampa in Iran e Turchia, con il pugno di ferro del presidente Recep Tayyip Erdogan sono stati argomenti all'ordine del giorno. 
Tutto questo mentre in Egitto continuano gli arresti di giornalisti: è di ieri la notizia che la polizia egiziana ha fatto irruzione nella sede del sindacato dei giornalisti al Cairo e arrestato due reporter. "Le forze di sicurezza avrebbero dovuto informare prima il sindacato, è successo un fatto senza precedenti",ha detto il presidente dell'organizzazione. Tra le accuse per i reporter c'è quella di aver diffuso indiscrezioni sulle isole contese nel Mar Rosso di Tiran e Sanafir. Come spiega Rai News, due manifestazioni di piazza ad aprile avevano contestato la decisione del presidente Al Sisi di riconoscerne la 'paternità' all'Arabia Saudita.
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